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A Beautiful Mind

2h 14'

Regia: Ron Howard



John Nash Jr. (Russel Crowe) è un giovane e brillante matematico. Una mente meravigliosa. Scontroso, insofferente verso qualsiasi gerarchia precostituita, verso qualsiasi ordine, solitario ed estremamente pieno di sè, John Nash è uno straordinario ribelle. La sua vita solitaria, rinchiusa nella sua stanza di studente universitario prima e nel suo studio di docente universitario poi, viene sconvolta da due avvenimenti. L'incontro con la donna della sua vita, una giovane studentessa attratta dalla mente e dal fisico del professore, e soprattutto dalla malattia. Una sconvolgente forma di schizofrenia che apre a John Nash Jr. le porte di un mondo tutto suo, di un mondo in soggettiva, popolato di agenti segreti, amici inesistenti e bambini invisibili. La discesa negli inferi della malattia mentale rappresenta però solo una parentesi, benché importante e decisiva, della vita di John Nash Jr. Aiutato dalla moglie e dal mondo accademico americano il talentuoso matematico sarà inspiegabilmente in grado di diradare le nebbie della mente e di arrivare sino al conseguimento del premio Nobel.

A Beautiful Mind è un film schizofrenico. Soffre cioè della stessa malattia del suo protagonista. Il film è tratto da una biografia scritta da Sylvia Nasar che racconta, attraverso testimonianze di persone realmente esistite, tutta la vita di John Nash Jr. Un tomo di circa quattrocento pagine che contribuisce in modo esemplare a fornire una immagine il più realistica possibile della figura, dei pensieri e delle azioni del matematico americano. Una figura enigmatica, capace di folgoranti intuizioni nel campo matematico e profondamente in crisi nell'affrontare i problemi della vita quotidiana. Un genio fortemente problematico, omosessuale latente, antisemita dichiarato, violento ed iracondo nei confronti della moglie e del figlio. Una vita reale, fatti reali, raccontati attraverso le parole, le pagine di un libro.

John Nash/Russel Crowe, il protagonista del film, è un personaggio idealizzato, un eroe fittizio, edulcorato dei suoi lati negativi per meglio funzionare come catalizzatore delle simpatie del pubblico. Realtà dei fatti e finzione cinematografica divergono in modo evidente, si dissociano senza che qualcuno, apparentemente, se ne preoccupi. John Nash/Russel Crowe è il tipico eroe americano, capace di superare ogni difficoltà, anche la malattia mentale, grazie all'indispensabile aiuto della famiglia e della nazione, in questo caso particolare della comunità accademica. Irritante è il tentativo del film di indossare la maschera della biografia per poi poter tranquillamente raccontare una vicenda inventata. Nella vita di John Nash Jr. non esiste alcun complotto dei sovietici, ma solo l'inverosimile tentativo di una invasione extraterrestre annunciata attraverso le pagine dei giornali; non esistono amici invisibili e bambine immaginarie, ma solo il profondo disagio causato dalla malattia.
Attraverso una rappresentazione della realtà vista solo e soltanto attraverso la soggettiva del protagonista, il film rompe quel patto di fiducia non scritto che viene stipulato, quando si parla di biografia, tra spettatore e opera cinematografica. Il pubblico è pertanto costretto a credere a ciò che vede, a dare completa fiducia alle immagini che scorrono sullo schermo. Per il pubblico di A Beautiful Mind John Nash Jr. oltre che premio Nobel è anche un grande eroe. Meglio sarebbe stato presentare il film come opera di finzione liberamente ispirata alla vita del matematico. Questo accorgimento avrebbe sicuramente permesso all'opera di poter vivere di luce propria, di poter raccontare, senza il dovere della verosimiglianza, la storia di un uomo che solo in apparenza avrebbe potuto essere individuato con il vero e reale John Nash Jr.

La costruzione di un mito attraverso un'opera di finzione non è certamente paragonabile allo sforzo commerciale di trasformare un uomo reale in un mito di celluloide. Il cosciente inganno perpetrato nei confronti dello spettatore permea l'intera opera di un alone negativo, liofilizzando e rendendo inutile qualsiasi critica al film. Anche il tentativo di rendere visivamente percepibile lo stato di alterazione mentale del protagonista attraverso l'apparizione di personaggi "inesistenti" sembra più un belletto da povero mago da sagra paesana che da regista hollywoodiano. Un artifizio già ampiamente visto e rivisto ultimamente al cinema, basti pensare a film come Il Sesto Senso o The Others. Così il disordine caotico che nasce all'interno della mente del protagonista si riflette involontariamente anche nella struttura disordinata e senza senso del film.
A Beautiful Mind si rivela così essere una mera operazione commerciale, costruita e studiata a tavolino sin nei minimi particolari per poter essere attivamente presente alla cerimonia di consegna degli Oscar. Un perfetto meccanismo costruito per fare molti soldi sfruttando l'ingenuità del pubblico.

© 2002 reVision, Fabrizio Pirovano