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Tutti i Battiti del Mio Cuore

De Battre Mon Coeur s'est Arrêté - 1h 47'

Regia: Jacques Audiard



Il quinto lungometraggio di Jacques Audiard è un film dai toni cupi ambientato in una Parigi cruda, non certo da sogno, e più vicina alla realtà di quanto non la voglia il luogo comune caro all'immaginario collettivo. Qui prende vita la vicenda la cui messa in scena parte subito diretta: nella prima scena infatti, tra i titoli di testa, il protagonista, il ventottenne Tom (interpretato da Romain Duris) compie un gesto che lo fa apparire altruista e sensibile nei confronti di un amico che gli ha appena finito di raccontare il proprio rapporto col padre morto (un dialogo prevedibilmente rivelatore...); poi nelle sequenze successive lo stesso Tom si rivela essere uno spietato, uno che non guarda in faccia niente e nessuno, specie se c'è di mezzo il denaro. Così avviene la presentazione del personaggio principale e del suo squallido ambiente (borghese) fino a quando, senza che avvengano clamorosi colpi di scena, prima viene alla luce il suo difficile passato familiare che "giustifica" questa sua doppia natura, e subito dopo la musica fa il suo ingresso nella vicenda (già annunciato da alcuni dettagli) ma soprattutto torna freneticamente nella vita di Tom dopo una decina d'anni. Tutti i Battiti del Mio Cuore infatti è soprattutto un film sul potere della musica, arte che poco a poco risanerà il protagonista dal suo essere oltre che cinico, scorbutico, stressato e violento. Non a caso il regista permette allo spettatore di assistere alla fase di stabilizzazione psicologica del "suo" personaggio e nient'altro; fase che, seppur non si direbbe e non si può esserne certi, giunge a termine in un teatro/sala concerti durante un solo di pianoforte, lo strumento suonato da Tom, da sua madre quando era ancora in vita, e ora dalla sua attuale compagna, una ragazza cinese con cui per lungo tempo Tom comunica solo tramite il linguaggio musicale. Il pianoforte torna a vivere in Tom e la musica torna a battere dentro di lui placandone dolore e rabbia.

Romain Duris riesce a dare al personaggio una serie di sfaccettature sempre fondate, calzanti, affascinanti: a turno appare un amante sia romantico sia violento, un amico prima sincero poi infido, un figlio ma anche un padre (di suo padre), uno scagnozzo e un musicista ispirato; in breve appare pesantemente combattuto. Questo aspetto si coglie costantemente in un'interpretazione che costituisce uno dei punti di forza del film e se lo è lo deve a una sceneggiatura ben scritta - firmata dallo stesso Audiard con Tonino Benacquista - a sua volta in debito verso un soggetto, ispirato a Rapsodia per un Killer (1978) di James Toback, ben sviluppato; la fotografia cupa curata da Stéphane Fontane, già noto per aver ben restituito ambienti con luci non vivaci, e una regia attenta che non tralascia i dettagli, seguono a ruota e con rigore. In mezzo scorre la musica, diegetica ed extradiegetica (ma sul finale la musica e basta, perché le due paiono fondersi).
Tutti i Battti del Mio Cuore segna un punto d'incontro tra il cinema statunitense d'autore, a cui è ispirato ciò che fa muovere la vicenda, e quello europeo più impegnato, a cui rimanda lo sfondo su cui si muove la stessa vicenda. Lo stile di Audiard permette a questi due stilemi di convivere in maniera naturale, e nel contempo dà spessore e coesione al film.

© 2005 reVision, Luca Gricinella