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Bamboozled2h 15'
Regia: Spike LeeI’d rather drink muddy water / Lord, sleep in a hollow log, / "Red" Nichols (Ernest Loring) era un cornettista jazz bianco. Il jazz si è sviluppato anche grazie
ai contributi di musicisti bianchi; il punto di vista dei bianchi circa la cultura musicale nera si compenetrava con il sentimento di
uomini che, partendo dal blues, raccontavano di se stessi e della loro difficile vita. Il lavoro svolto insieme, quando si svolgeva
con rispetto e stima reciproca, ha prodotto tra i risultati migliori dell’arte jazzistica.
In Bamboozled il punto di vista dei bianchi è però di altra specie. Un autore afroamericano si vede respinta, da un dirigente del canale televisivo in cui lavora, una sit com su una famiglia borghese alla maniera de I Robinson. Il dirigente si vanta di conoscere i neri meglio di lui, perché ha sposato una donna nera, perché nel suo ufficio ha foto di Mohammed Ali e Mike Tyson; per cui bisogna pensare a qualcosa di diverso, magari una storia in cui ci sono neri poveri, disgraziati e ignoranti, insomma qualcosa in cui la massa del cittadino nero possa identificarsi. L’autore rimane scosso dalla proposta e decide, dopo aver visionato ciò che le televisioni hanno prodotto negli anni sui neri, di realizzare uno show sul minstrel (spettacolo dei primi del secolo scorso in cui i cantanti bianchi si dipingevano di nero, come Al Jolson, pratica che fu seguita anche da molti neri, che si dipingevano ancor più di nero, compiacendo i bianchi per sbarcare il lunario). L’autore ritiene di poter realizzare una provocazione, una satira di quello che alcuni bianchi, nonostante anni di lotte, continuano ad aspettarsi da loro, e così facendo colpirli con la loro stessa arma. Satira, dunque, dell’industria televisiva, delle divisioni razziali, dei neri su se stessi. Le provocazioni satiriche si delineano su più livelli offrendosi al doppio pubblico (quello del minstrel show e quello del film) per essere lette nel modo giusto. Ma l’audience è eterogenea e i fraintendimenti sono da mettere in conto. Il primo e il secondo livello si intrecciano. La televisione ottiene ciò che vuole, e che i dirigenti pensano che vogliano gli spettatori, non capendo l’intento dell’autore: mettere alla berlina la stessa tv con i propri preconcetti. Il terzo livello è particolarmente delicato. Provocare quegli afroamericani che contribuiscono alla divisione considerandosi una comunità a se stante, lasciando che si perpetui la contrapposizione di colori e culture. Ironizzare sulla propria condizione di emarginati, finanche del razzismo strisciante e non, come riesce a fare il padre dell’autore, è un modo per esorcizzare e reagire. Prendersi troppo sul serio contrapponendosi violentemente significa continuare a vivere nel ghetto. Big Afrika, il fratello della assistente dell’autore, e il suo gruppo musicale Mau Mau non riconoscono la satira dello show, tutt’altro, per questo una sera rapiscono il protagonista annunciando la sua morte in diretta televisiva. La satira si piega su se stessa facendo emergere la parte aggressiva che la motiva e che viene smorzata dalle battute e dal riso. La risposta
allo show si fa violenta, mortifera ed è proprio il terzo livello, quello che doveva far riflettere i neri su se stessi, ad esplodere. Qui
affiora il nocciolo della questione: la lotta tra "fratelli" non fa che annientare essi stessi, mentre il resto del mondo non ne rimane nemmeno scalfito.
Ne è trascorso di tempo dai minstrel film, dalla ridicolizzazione dell’eterno schiavo nero del spesso paternale padrone bianco, come anche dal
cinema di blaxploitation (sfruttamento hollywoodiano delle tematiche nere degli anni ’70). Ne è trascorso di tempo da quando il cinema, la tv,
la musica afroamericana facevano arricchire i produttori bianchi dando ai neri le briciole, facendoli ancora entrare dalla porta posteriore.
Oppure no? Cosa cova ancora in fondo al barile? Molto, se consideriamo il numero di condannati a morte afroamericani nelle carceri statunitensi.
Forse che Lee non volesse giungere a tanto? Difficile pensarlo, sapendo quanto ogni film di Lee sia impegnato sul difficile fronte della
contrapposizione sociale e razziale, rischiando spesso - come accadde per Fa’ La Cosa Giusta - polemiche roventi e immeritate, non
tralasciando nessuno nelle sue accuse rivolte con forza forse a volte esagerata, ma alfine veritiera - come non essere d’accordo con la
ridicolizzazione della frase "nero è bello", parte fondante di quella presunta parità acquisita ma che è troppo spesso solo moda, giro di
parole che si vogliono di apprezzamento e invece rimangono solo luoghi comuni che rafforzano le differenze.Bamboozled, realizzato in digitale, si chiude con le immagini dei più noti attori afroamericani, dalla parodia del nero stupido capace solo di ballare e cantare, all’esponente della middle class newyorkese dr. Robinson, il quale se volesse fare una passeggiata nei sobborghi della città o solo in certe zone di Harlem dovrebbe fare molta attenzione, come qualsiasi turista bianco. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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