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La Balia

1h 45'

Regia: Marco Bellocchio



Il cinema italiano, biasimato, in crisi di ispirazione, forse crisi da fine millennio, ritrova con Marco Bellocchio il piacere del rigore formale, della messa in scena meticolosa, e poi si vedrà se i risultati di questa operazione verranno fuori col tempo.
È l'impressione che si registra dalla visione de La Balia, adattamento molto libero di un racconto di Pirandello, che del grande scrittore privilegia le dissonanze psicologiche dei protagonisti, mentre il set ambientato nei primi anni del Novecento è perfettamente ricostruito sia nei colori vividi della fotografia di Giuseppe Lanci, sia nei suoni delle strade, in particolare il rumoroso passaggio della carrozza tirata dai cavalli, aggiungendo spazi inquietanti come gli interni dall'atmosfera sepolcrale, dove la balia nascosta in un angolo della casa sembra quasi un vampiro, un Nosferatu che succhia il sangue/l'affetto del bambino indisturbato, col consenso del padre.

Francesco Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi si ritrovano ancora una volta insieme dopo La Parola Amore Esiste di Calopresti e ciò non è affatto un bene, perché tra i due attori sembra ristabilirsi identico il rapporto afasico di quel film, ambientato ai nostri giorni, e nel quale i due erano rispettivamente un insegnante di musica e una giovane borghese viziata. Anche qui c'entra molto la borghesia, poiché i disagi affettivi di una madre che non riesce ad amare il proprio figlio e ad allattarlo sembrano discendere direttamente dalla condizione frustrante di una borghesia con la noia di vivere, mentre dall'altra parte il popolo mantiene forti i suoi istinti primordiali, quindi anche quello di sopravvivenza, di naturale abbondanza come i seni prorompenti delle balie visitate dal professore Mori (Bentivoglio). Seni ricchi di latte, di nutrimento e di vita, che infiammano tensioni sopite all'interno di una coppia: uno psichiatra (si occupa guarda caso di donne criminali) che ama la scienza nonostante tutto e una donna freddina senza alcuna identità la cui interazione col marito è sempre più flebile.
Bentivoglio e la Bruni Tedeschi per le loro caratteristiche da minimalisti riescono a sviluppare con schiettezza la condizione di sofferenza dei personaggi interpretati, anche se per la Tedeschi cominciano a non contarsi più le parti di donna con problemi psicologici. Maya Sansa nei panni della balia dimostra molta umiltà al suo debutto sullo schermo dando l'impressione di lasciarsi completamente condurre dalle indicazioni di regia.

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



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