Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Baise Moi

1h 17'

Regia: Virginie Despentes e Coralie Trinh Thi



Con i mezzi "leggeri" della tecnologia digitale si potrebbero fare film in grado di invertire i rapporti di forza fra autore e produttore, lanciando nel circuito della distribuzione un cinema arrembante e fuori dagli schemi; con quei mezzi si potrebbero scardinare a piacimento le convenzioni narrative, sfiorando la non intelligibilità per favorire la sperimentazione. Si fanno, invece, film come Baise Moi o The Blair Witch Project: prodotti scaltri e pretestuosi, contenitori vuoti che appartengono al sistema del cinema inteso - in accordo con una definizione di M.W. Bruno - come "merce culturale orientata dal marketing".
L'intreccio del road-movie francese, due donne e una fuga violenta, si relaziona ai racconti analoghi di Thelma & Louise o Butterfly Kiss ai quali Baise Moi fa il verso senza nessuna ironia. In presenza/assenza di un linguaggio cinematografico comunque ridotto ai minimi termini, la regia di Virginie Despentes mette in mostra dei corpi, in situazioni prevedibilmente disturbanti, fra il porno amatoriale e l'home-movie. La scrittura (Despentes adatta un suo romanzo) è infarcita di luoghi comuni, resi senza sforzo nella versione in italiano da Simona Vinci (della covata malefica di "Stile libero"), che volentieri traduce sentenze come "più scopi, meno pensi, meglio dormi".

Anziché il disgusto (che lasciamo a qualche moralista da barbiere), prevale il tedio. Elementi dichiaratamente derivati dal film domestico sono la stretta economia di mezzi e l'assenza di supporti fissi per la videocamera, mentre la direzione degli attori è quella di un cineamatore in vacanza con la famigliola; la scena in cui le protagoniste ballano in una stanza di motel ricorda in particolare l'immancabile video della settimana bianca. Tutti i procedimenti di contestualizzazione (i giornali con le notizie che riportano gli omicidi della coppia) invalidano l'effetto di realtà che i materiali espressivi rimandano aggressivamente; ancora una volta l'oggetto-film non ha valore in sé, ma assume valore durante il percorso di attraversamento dei media. Praticamente ignorato dai reportage delle riviste di settore, Baise Moi assurge all'onore delle cronache per il divieto ai minori, per le polemiche con associazioni perbeniste di pornofili inconfessati e repressi; si carica, in questo modo, di un contenuto che non possiede in partenza, travisando la teoria secondo la quale un testo ha senso perché noi gliene doniamo. Invece è evidente che un prodotto il quale esaurisce la propria funzione nella comunicazione di sé, può fare a meno di essere visto: dalla proiezione di Baise Moi, così come da quella di The Blair Witch Project, si torna senza aver visto nulla.

© 2000 reVision, Luca Bandirali





torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci