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La Leggenda Di Bagger VanceThe Legend Of Bagger Vance - 2h 06'
Regia: Robert Redford Caduta e resurrezione di un eroe dello sport. Riassumere la trama non serve, perché ne La Leggenda Di Bagger Vance accade tutto
ciò che già sappiamo, con tutte le immagini che ci si aspetta di vedere, tutte le frasi che ci si aspetta di ascoltare. Non una di meno, non una di più. Ed è solo in
questa rilassante prevedibilità che può scaturire il classico film "da caminetto", modello cinematografico che percorre in modo trasversale tutti i generi e che, inspiegabilmente,
diviene più bello quando passa in televisione; quando cioè si ritrova avvolto in quella complice intimità familiare che è l'habitat indispensabile di ogni favola. Bagger
Vance ha la delicata qualità di raccontare l'innocenza di un mondo senza crederci del tutto, ma senza nemmeno riderci sopra: svagato intreccio di epica localistica e
ironia picaresca che ha avuto i suoi frutti inarrivabili nei romanzi di Mark Twain e nelle stampe di Norman Rockwell.
Sapiente clonazione de Il Migliore (1984), parabola edificante sul baseball in perenne equilibrio tra mitografia e ridicolo, nonché estrema occasione per Redford di arrischiarsi (quarantaseienne!) nel ruolo del bravo ragazzo americano, La Leggenda Di Bagger Vance è ovviamente interpretata da Matt Damon, perfetto clone di Redford. Ed è curioso che un altro grande divo maturo come Kevin Costner (clone di Gary Cooper), abbia tentato per ben tre volte di ringiovanirsi sul campo di baseball con Bull Durham, L'Uomo Dei Sogni e Gioco D'Amore (in quest'ultimo, però, un eccesso di tecnica spesso soffocava la necessaria semplicità della narrazione). Per un film da caminetto non occorre un grande regista. Redford attinge dal romanzo di Steven Pressfield un tradizionalismo che ha la serenità di un prato verde, che non
esibisce mai false patenti intellettuali (vedi Scoprendo Forrester), ma che almeno in un momento sfiora il cinema d'autore: la splendida apparizione
onirica di Bagger Vance (un sorprendente Will Smith), che emerge dal buio del campo di golf come fosse una diretta germinazione di esso. La Leggenda Di Bagger Vance
è dunque una fiaba che guarda al passato (del cinema e degli USA) e di questo passato privilegia le icone più rassicuranti: il golf, lo sport "educato" per eccellenza, per
giunta condito della filosofia zen di Bagger; Jack Lemmon, che presta la sua amabile pacatezza alla scena iniziale; la provincia del Sud (Savannah, Georgia), col suo sano
corredo di sedie a dondolo, fanciulle rubiconde e piccoli Tom Sawyer in cerca di eroi; l'eterno topos dell'avventuriero solitario e senza patria (Bagger è l'anagramma di "beggar",
mendicante). Ma è soprattutto dal filo centrale della trama, lo swing perduto e ritrovato da Matt Damon, che emerge il profumo garbato degli anni '30: quel famoso "giusto swing"
che ne La Storia Di Glenn Miller (Antony Mann, 1954) l'indimenticabile James Stewart inseguiva fino alla morte.
© 2001 reVision, Dante Albanesi |
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