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Bad Company - Protocollo Praga1h 56'
Regia: Joel Schumacher Se il valore di un film è dato dallo scarto tra ciò che è realmente e ciò che lo spettatore si attendeva
che fosse, allora Bad Company è la più gradevole sorpresa degli ultimi mesi. Dopo aver rivelato per la prima (ultima?) volta tutto
se stesso con l’angosciante nebbioso 16mm di Tigerland, Joel Schumacher torna alla catena di montaggio, con il
tipico prodotto votato a tre settimane di bombardamento a pioggia nelle sale e fulminea ritirata nell’oblio. Ma lo fa con un senso del ritmo,
un brio nei dialoghi, una direzione degli attori talmente efficace che il risultato finale è praticamente ineccepibile. Forse non sarà mai
un autore, ma Schumacher (peraltro uno dei registi più oltraggiati del pianeta) conferma qui un talento istintivo nell’acconciare al meglio
il becero materiale che i signori di Hollywood gli parano dinanzi.
La ricetta è scritta da anni: il veterano serioso-introverso (Anthony Hopkins con perenne stuzzicadenti in bocca) abbinato al pivello disfattista-burlone (il divertente Chris Rock), come ennesimo clone del duo Nick Nolte – Eddie Murphy di 48 Ore; si aggiungano bombe al plutonio, microspie sottocutanee, terroristi con accento slavo, scambi di valigie e di sosia, tripli giochi e stuntman show finale: un circo innocuo ed elementarmente spassoso, recuperato di peso da Mission Impossible (dove Hopkins copriva quasi lo stesso ruolo) e dai suoi derivati. In omaggio, l’ennesima splendida visione di Praga, tra cimiteri lividi, pianure sconfinate, casine della Città Vecchia e sinistri ponti sulla Moldava: set ormai quasi obbligato per i film di spionaggio (ancora Mission Impossibile) e d’orrore (Blade II). Cosa dire di più? È un cinema che si diverte e che diverte, senza le bambinate de La Mummia o il patriottismo idiota di
We Were Soldiers. È il cinema medio d’azione che in Italia è sparito, sostituito da pietosi polizieschi Tv che hanno
fatto dell’assenza di regia un marchio di fabbrica. Ma fra dieci anni Bad Company sarà ancora godibile, come un vecchio giocattolo solo
un po’ ammaccato. Mentre le puntate di “Carabinieri” e “Distretto di polizia” intaseranno i sotterranei Mediaset.
P.S. Questo è il Bad Company che potrete vedere in tutte le sale. Ma esiste un altro Bad Company che nessuno vi mostrerà mai: è un film giapponese diretto da Furuyama Tomoyuki (titolo originale: Mabudachi), apparso nel 2001 al Festival di Pesaro. Racconta la maturazione collettiva di un gruppo di ragazzi in un rigidissimo istituto superiore, avvezzo a punizioni corporali e truci angherie psicologiche. Crudo, struggente, grottesco, disperato: uno dei più bei film sull’adolescenza dai tempi di Truffaut. Ridacchiate pure per le battutine di Chris Rock. Il Cinema, però, è da un’altra parte. © 2002 reVision, Dante Albanesi |
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