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Avviso Di Chiamata

Hanging Up - 1h 32'

Regia: Diane Keaton



Tre sorelle, un padre malato e il telefono. Georgia (Diane Keaton) è la maggiore: autocompiaciuta egoista iperdinamica direttrice di una rivista femminile di tendenza; Eve (Meg Ryan) è la volenterosa altruista ansiosa sorella di mezzo, sulla quale ricadono le magagne di tutto il resto della famiglia; Maddy (Lisa Kudrow) è la più piccola, svampita attrice di una mediocre soap opera. Dopo anni di sregolatezze e incessanti telefonate, il loro non proprio adorabile padre, alcolizzato sessuomane irascibile (un vestito tagliato su misura per il grande Walter Matthau) viene ricoverato all'ospedale ed è ormai in fin di vita...
Una storia di sorelle scritta da due sorelle: Delia (autrice del romanzo da cui è tratto il film) e Nora Ephron (che prosegue il suo fortunato sodalizio con Meg Ryan, dopo la sceneggiatura di Harry Ti Presento Sally e le regie di Insonnia D'Amore e C'è Post@ Per Te).

Ciò che differenzia in modo evidente Avviso Di Chiamata da altre commedie uscite in questa stagione come Sai Che C'è Di Nuovo? o La Dea Del Successo è proprio un lavoro più originale in sede di scrittura. Di solito, in tutti i film che mettono in scena tre sorelle o tre mogli o tre streghe (e gli esempi sono tantissimi), la sceneggiatura si trasforma puntualmente in una sorta di Trattato di Yalta, dove le dive si spartiscono scene e primi piani, battute centrali e uscite ad effetto. La novità di questo film è invece quella di "prendere parte", di porsi sin dall'inizio nell'ottica di Eve (e dei suoi sacrifici per assistere un padre che la maltratta continuamente), lasciando le altre due figure sullo sfondo (valorizzando però al massimo i rari momenti in cui giungono alla ribalta).

In tal modo, lo spettatore non è chiamato a dare un giudizio sugli avvenimenti, ma a condividere con sempre più passione il giudizio che gli viene fornito già dalla prima scena. Pur di rendere totale la nostra identificazione con Eve e il suo malcelato astio verso la noncurante assenza delle sorelle, la storia attraversa sottili momenti di umorismo acido (nel quale forse i riferimenti diretti al rapporto Delia / Nora Ephron non sono affatto casuali). Il più riuscito si trova in una delle scene finali, quando Georgia presenta il nuovo numero della sua rivista, chiamata anch'essa "Georgia" (e nella quale lei stessa appare in copertina!), sale su un palco gigantesco, con alle spalle una esagerata gigantografia del suo volto, la musica Georgia on my mind dagli altoparlanti, e racconta al pubblico le sue angosce per suo padre che sta morendo (quando noi sappiamo che invece se ne è sempre allegramente disinteressata). L'effetto che ne scaturisce può essere soltanto lo stesso provato da Eve: uno sconcertato disprezzo. E non è comune, nel cinema americano, un attrice-regista che ha il coraggio di rendersi odiosa.

© 2000 reVision, Dante Albanesi



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