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À L'Attaque1h 30'
Regia: Robert Guediguian Un sipario rosso aperto sui titoli di testa, alla maniera di un musical anni '50. Un uomo dorme in giardino, mentre una piccola folla
silenziosa lo guarda. L'uomo è un regista. Chi lo guarda è una troupe cinematografica che, come personaggi pirandelliani, protestano stanchi di aspettare. E' l'incubo del
regista in piena crisi creativa. Il sipario scompare. Bisogna trovare un'idea. Nasce così la vicenda del garage Moliterno & Co., commedia sulla classe operaia marsigliese.Film nel film, À L'Attaque è il divertissement di un regista (pre)occupatosi sempre dei più deboli, un uomo definito varie volte "il Ken Loach francese", e che, come il regista inglese, sinora ha utilizzato l'umorismo proletario quale elemento connaturato al dramma di chi, ogni giorno, deve escogitare un modo per affrontare le iniquità sociali, di chi fa dell'umorismo, oltre ad un modo per alleviare la fatica, uno strumento di lotta. Il regista e il co-sceneggiatore delineati da Guediguian, attuano il processo inverso: tramite una commedia raccontano la vicenda drammatica della famiglia Moliterno. E' una sfida difficile da vincere senza cadere nel luogo comune, senza rischiare di rendere inverosimile un ambiente e la sua cultura. Eccole, puntuali, emergere dalla fantasia dei due le classiche, seppure alquanto veritiere, tipologie. I Moliterno vivono tutti sotto lo stesso tetto e tutti lavorano nel garage, come vuole la necessità più che la tradizione operaia. La loro è una famiglia allargata ad una studentessa d'arte e ad un ragazzino, venditori di fiori e ricci. Pépé, il vecchio, canta al nipote O bella ciao come ninna nanna. Suo figlio Gigi non riesce più a fare l'amore con la moglie Marthe, probabilmente per stanchezza e per stress - gli uomini della famiglia, lavorano, mangiano e dormono, nient'altro. Jean-Do, cugino di Gigi e della vedova Lola, avverte il peso della solitudine, amplificata dall'amore non corrisposto verso la cugina, e dell'impossibilità di cambiare vita. Generosi e sempre pronti ad aiutare i vicini del quartiere periferico in cui vivono, i Moliterno sono dei proletari esemplari. Il nucleo drammatico. L'autofficina rischia la chiusura a causa del mancato pagamento da parte dell'Euro Container, per cui i Moliterno hanno lavorato, multinazionale in procinto di spostarsi in Marocco e perciò in liquidazione. Senza questi soldi il garage rischia la chiusura. Quali membri della classe operaia, affrontano il problema con l'unica risorsa che hanno a disposizione: la ribellione. Imbracciate le armi, dopo una visita notturna di Gigi e Jean-Do nella sua villa, rapiscono Monreau, amministratore dell'Euro Container. Il regista non vuole sangue, i Moliterno sono solo delle persone stanche di subire. La conclusione è fiabesca. Monreau, incalzato dalle armi, ma soprattutto dalla presenza di un troupe televisiva invitata dai rapitori, firma finalmente l'assegno mostrato da Lola ad una folla riunita sotto casa. Festa finale e congiungimento di coppie. Costruiti pensando all'ideale doppio sguardo del regista Guediguian - la consueta rigorosa visione della quotidianità proletaria - e quello dei due autori del racconto
filmico - non particolarmente avvezzi alla classe operaia -, i personaggi del film agiscono, si fermano, tentennano, parlano guidati dalle idee che man mano nascono dalla
creatività dei due. Risultato: una miscellanea di generi e di stili. Dall'intermezzo musicale - Gigi e Jean-Do nel bordello con delle prostitute simili a ballerine da
Moulin Rouge - immediatamente accantonato stracciando un foglio- immagine, alle gag nate da una scrittura giocosa e immediata - Gigi chiede a Henri, ex proprietario
dell'officina, di accompagnare Lola e Marthe in banca e alla battuta su un possibile attacco indiano, ecco gli indiani seguire il gruppetto -, fino al tentativo di risolvere
tragicamente il rapimento di Monreau - Lola e Monreau uccisi dal vecchio Moliterno - subito bocciato dal regista. Prende sempre più corpo l'elemento drammatico, stemperato
dai limiti imposti dall'adozione della chiave umoristica e da quella favolistica del finale. Conclusosi il film sui Moliterno, i due autori attendono il giudizio di un festival.
Contrariamente ai loro personaggi, l'idea di una fiaba operaia non li porta alla vittoria. Il co-sceneggiatore l'aveva detto: ci volevano un pò di pompini e di violenza.
Realizzato contemporaneamente a La Città È Tranquilla, À L'Attaque, che utilizza gran parte della troupe del primo ed anche qualche suggestione (la scena cassata dell'uccisione di Lola fa rabbrividire per l'improvvisa sterzata verso la tragedia), è un omaggio alla libertà creativa del cinema e, come afferma il regista, alla necessità "di credere nella vita". In attesa del prossimo film di Guediguian, Mary Jo E I Suoi Due Amori, di cui a luglio iniziano le riprese, regaliamoci questa commedia congegnata con l'abituale intelligenza e sensibilità di un regista che, pur affrontando sempre lo stesso delicato argomento, riesce in ogni caso a sorprendere. Evitando, manco a dirlo, per incapacità nel mantenersi in superficie e per amore verso il tema del suo cinema, la solita commedia proletaria, tutta bevute, rozzezza e finanche spogliarelli. © 2001 reVision, Emanuela Liverani |
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