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Atlantis - L'Impero PerdutoAtlantis - The Lost Empire - 1h 30'
Regia: Gary Trousdale e Kirk Wise Sarebbe bello se Atlantis venisse ricordato per quello che non è, ovvero uno dei rarissimi cartoni Disney privo di
intermezzi canori (l'unico precedente era stato Bianca e Bernie Nella Terra Dei Canguri del 1990). Privo cioè di quelle obbligatorie musichine fattesi
sempre più insipide e melense nel corso degli anni, buone a tirar su la carriera di pop star in declino e a chiamare a raccolta schiere di disciplinati cantanti italici,
pronti ad una devota traduzione a suon di dollari. Brani che poi, sull'onda della pellicola a cui si trovano abbinati, godono di un'esageratissima promozione e
sopravvalutazione da parte di giornalisti e pseudo-critici (soprattutto televisivi), da sempre avvezzi ad accorrere in soccorso del vincente (ma questa è una vecchia
storia, tutta italiana). In effetti, almeno nell'ultimo decennio, il connubio animazione-musical era ormai divenuto la caratteristica più obsoleta, non richiesta e finanche
deleteria del marchio Disney (ma, occorre dirlo, era un "dogma" al quale anche tutte le altre produzioni si erano coscientemente piegate). La verità è che la Disney ha
ormai compreso di aver perduto (forse per sempre) il monopolio dell'immagine disegnata in movimento, un regno che si è ormai espanso oltre i confini della celluloide, verso
il videogioco, la computer-art o i sempre più innovativi manga giapponesi: province ormai autonome che l'impero del cinema tenta disperatamente di riassorbire in sé, tramite
ibridazioni più o meno efficaci come Tomb Raider...
Ma Atlantis immette nella tradizione disneyana ulteriori novità: il 70mm, che non veniva impiegato da Taron e La Pentola Magica del 1985; lo stile vigoroso
di Mike Mignola (fumettista per la Marvel e la DC Comics, nonché padre della serie "Hellboy"), con evidente predominio della linea dura e aguzza su quella curva; l'utilizzo
dei sottotitoli per la lingua del popolo di Atlantide: scelta che esclude a priori il pubblico sotto i 6 anni e che testimonia un non convenzionale rispetto nei confronti
del "diverso"; una narrazione che si distanzia dagli abusati schemi fiabeschi, per una commistione tra fantascienza classica alla Jules Verne, azione ironico-frenetica stile
Indiana Jones, e il consueto ecologismo mistico di marca new age: quella medesima ricetta che la Disney prediligeva nei suoi bizzarri film e telefilm d'avventura
come La Famiglia Robinson e 20.000 Leghe Sotto I Mari. Per il resto, nulla di rivoluzionario, compresa la regia del duo Trousdale/Wise (autori de La Bella e
La Bestia, il più deludente e canterino degli ultimi Disney). Ma l'assenza di elementi patetici, la divertente e ricercata caratterizzazione dei personaggi di contorno,
l'innegabile cura grafica nell'architettura della città sommersa e negli assurdi macchinari pilotati dagli esploratori, rende comunque Atlantis una storiellina trascinante
e godibile.Senz'altro lontano dalla freschezza dei prodotti DreamWorks (i meravigliosi Shrek e Galline In Fuga) o dalla tensione drammatica dell'ultimo grande capolavoro Disney Il Re Leone, ma lontano anche dall'orripilante sciatteria della Disney "dal vivo" come La Carica Dei 102, Atlantis è il risultato di un deciso cambio di strategia, probabilmente destinato a soccombere di fronte allo strapotere di Harry Potter o de Il Signore Degli Anelli. Ma tale presunta inferiorità è solo l'illusione provocata da un effetto speciale che oggi va per la maggiore: la pubblicità. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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