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The AssassinationThe Assassination of Richard Nixon - 1h 31'
Regia: Niels MuellerGli statunitensi hanno universalmente adottato un atteggiamento ultraliberista rispetto agli affari e al commercio: se a tutti viene offerta l’opportunità di studiare, se si lascia che il mercato agisca liberamente e se ci si assicura che lo Stato non interferisca troppo con il suo funzionamento, chi è determinato e capace riesce a raggiungere il vertice con le proprie forze. Viceversa, chi non è abbastanza determinato o capace non farà molta strada, ma questo è nella natura delle cose. (...) Come recita un vecchio adagio americano, "o nuoti o anneghi". (...) Perfino quegli statunitensi che hanno trasformato il Sogno americano in una sfocata fotocopia dell’originale, cercando un successo e una fama immediati, continuano a ritenere di avere in mano il proprio destino. Qualunque dato o rilievo statistico oggettivo non riuscirà a scuotere la loro convinzione di vivere ancora nella terra delle grandi opportunità. I miti sono duri a morire. Nonostante il miracolo occupazionale degli Stati Uniti si sia rivelato effimero e meno solido di quanto la leggenda abbia raccontato, molti leader politici e pubblici funzionari europei continuano a considerare l’America una guida e una fonte di ispirazione. Ma il loro entusiasmo è mal riposto. Jeremy Rifkin, Il Sogno europeo, Mondadori A quasi tre anni dall’11 settembre 2001, un film racconta la vicenda di Sam Bicke, l’uomo
che nel 1974 progettò di lanciare un aereo di linea della TWA sulla Casa Bianca. C’è da chiedersi che effetto possa fare al singolo
statunitense ricordare o sapere cosa uno di loro avrebbe attuato se non l’avessero fermato in tempo. Un uomo esausto, arrabbiato, tagliato
fuori dal Sogno americano, da quell’american way of life da tempo retaggio anche della nostra Vecchia e insieme Giovane Europa, giunta
a noi insieme al liberatore che ci fece scrollare di dosso l’incubo del nazismo, secondo una veritiera eppure colpevolmente incompleta
letteratura storica e mitica che lascia in secondo piano altre forze, altri sacrifici, fondamentali per il compimento di quell’evento.
Perché tirarla tanto lunga su questo aspetto? Semplice, perché visionare The Assassination non può non significare osservare noi
stessi, la nostra attuale società. Lo dice anche Rifkin, uno dei maggiori studiosi statunitensi della nascita e delle trasformazioni sociali,
mettendo in guardia l’Europa ricordando di utilizzare il nostro patrimonio culturale e sociale per creare un nuovo sistema alternativo
a quello statunitense.Strano come un film e un libro dicano in fondo la stessa cosa, quando ovviamente il libro non è la base su cui si realizza il film. Strano fino ad un certo punto, in effetti, se entrambi respirano la stessa aria, avvertono gli stessi allarmi. Samuel Bicke agì nel 1974, in piena recessione economica, a conclusione della guerra del Vietnam, ai margini di quell’affare Watergate che sarebbe esploso denunciando un sistema corrotto che non era cosa esclusiva di Nixon, il quale probabilmente pagò perché i tempi erano maturi. Bicke è, o potrebbe essere, il tipico americano medio; ha una famiglia, un lavoro nell’azienda del fratello, un cane, una casa malmessa ma con giardino, insomma Sam potrebbe vivere una fetta di quel Sogno americano di cui parla in continuazione. Eppure egli ha perduto tutte le sue possibilità a causa di un difetto: desidera essere rispettato sul lavoro e rifiuta di dire bugie ai clienti per vendergli ad ogni costo qualcosa. L’impacciato - a tratti sembrerebbe autistico - e sempre fuori tempo Sam è destinato, secondo l’adagio citato da Rifkin, ad affogare. Non bisogna avere scrupoli se si vuole costruire la propria felicità fatta di denaro, status sociale, Cadillac, cane e casa con giardino, se si vuole soprattutto migliorare sempre più la propria posizione sociale. Bicke tenta come può di conformarsi alle regole, diventa venditore in un negozio di mobili per ufficio (e gli uomini di affari hanno tutti bisogno di un ufficio) guadagnando a cottimo; il suo stato di bravura nel dire bugie ai clienti - e ricordiamoci del discorso fatto dal suo datore di lavoro circa il modello migliore di venditore sulla piazza, quel Nixon vittorioso per due campagne elettorali di seguito per aver prospettato ai cittadini la conclusione della guerra del Vietnam - è commisurato dalla quantità di oggetti venduti e visualizzato su una lavagnetta con tanto di hit parade dei migliori, una competizione più che un lavoro con tutto quello che ne consegue in termini di stress. Il sogno di Bicke, quello che gli aprirebbe il dorato portone del Sogno americano, è realizzare una società con il suo amico meccanico e afroamericano, per divenire si un uomo di affari ma secondo una scala morale che dovrebbe sovvertire il sistema, in cui la parola d’ordine è moralizzazione dei rapporti commerciali a loro volta risultato di un’esistenza condotta onestamente e basata sulla giustizia sociale. L’aspetto più interessante di The Assassination è la personalità di Sam (un grandioso Sean Penn), un uomo tutt’altro che limpido
(anche lui racconta una bugia per appropriarsi di una partita di pneumatici, affare del fratello Julius), ma una persona distrutta dall’incapacità
di vivere in un contesto che gli è estraneo e che rigetta improvvisamente spinto da una rabbia incontenibile perdendo inesorabilmente i suoi
lavori. Il film dell’esordiente Mueller è Sam - non esiste praticamente inquadratura senza di lui -, suo è il ritmo dato al film - un lento
e irrevocabile accumularsi di umiliazioni e fallimenti fino all’esplosione finale -, sua è la solitudine che determina l’esclusione di uno
sviluppo caratteriale dei personaggi con cui interagisce, tutti pedine per fargli raggiungere l’esasperazione (tranne l’amico-socio Bonny
e la sua famiglia, non a caso afroamericani, storicamente abituati alle umiliazioni, alla difficoltà di emergere in una società in cui
non hanno diritti e che in quel momento storico sono pronti a lottare per ottenerli, vedi la visita alla sede del Black Panther Party, cui
Sam propone il nome di Zebre visto che esistono similitudini sulla loro condizione e quella dei tipi bianchi come Sam).La situazione di Sam è riassunta in quella foto di famiglia che appare ad inizio e fine film, una foto che avrebbe potuto essere il tipico gruppo dei figli seduto sulle scale del porticato, ed invece fermo immagine della sua estranietà nella vita dell’uomo in cui tutti sono di spalle e intenti ad alzarsi distratti dalla madre che li chiama per la cena, tranne, e non per caso, la più piccola, ancora libera dal giudizio negativo verso un padre fallito. Quella foto, semplice eppure così difficile da scattare - poiché i figli più grandi non rispondono in tempo alle richieste del padre di sedersi -, è comparabile con l’ultima immagine del film, Sam che con un modellino d’aereo va incontro all’obiettivo della m.d.p., inizio e fine delle speranze di un uomo comune, un americano che ha creduto nel Sogno collettivo rifiutandone i metodi e che decide di colpire il luogo dove si concentra il potere incarnato da Nixon, il miglior venditore sulla piazza. The Assassination è uno dei quei film che agiscono alla distanza, percorso da sobri segni visivi e sonori (attenzione alle voci spesso off provenienti dalla tv) inseriti strategicamente per supportare la vicenda privata/pubblica del protagonista, un film ambientato in un 1974 così tanto 2005, al punto da dimenticare spesso (e se non fosse per la continua apparizione di Nixon) in quale periodo storico sta accadendo l’avventura di Sam. © 2005 reVision, Emanuela Liverani |
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