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Artemisia - Passione EstremaArtemisia - 1h 38' Nasce dalla scoperta di una tela del barocco italiano, "Giuditta che decapita Oloferne" di
Artemisia Gentileschi, il secondo lungometraggio della regista francese Agnes Merlet: Artemisia - Passione Estrema.
Colpita dalla crudezza e dalla sensualità del dipinto quando studiava alle Belle Arti, la regista volle sapere di più di
questa giovane donna che nel '600 si ribellò alle convenzioni per darsi anima e corpo all'arte.
Poche e frammentarie furono le notizie che la Merlet riuscì a raccogliere su Artemisia, ma sufficienti per permetterle di dar
vita ad un'eroina appassionata e romantica.
Il film, stando a quanto sostiene la stessa regista, non vuole essere infatti una biografia della Gentileschi e tanto meno un
documentario sulla pittura dell'epoca, ma la storia di una fanciulla che, in un periodo in cui alle donne era concesso solo
di sposarsi e far figli, trova nell'arte pittorica la sua indipendenza. Bisogna dunque considerare Artemisia l'antesignana
della rivendicazione femminile?La Merlet rifugge dalle classificazioni, specificando che il suo intento era quello di creare una figura femminile viva e pulsante, nelle cui passioni le donne di oggi potessero facilmente identificarsi, e non una figura simbolica. Ci risulta però difficile credere alle parole della regista, perché, a parte un'attenzione quasi morbosa alla rappresentazione di corpi che si stringono in abbracci carichi di sensualità, ben poca passione c'è nel film. Tutto appare statico e freddo, dal paesaggio, illuminato da una luce gelida, allo sguardo di Artemisia, in cui traspare solo lo smarrimento di Valentina Cervi. A sollevare il livello del film non riescono nemmeno il bravo Michel Serrault, qui a stento riconoscibile sotto la barba di Orazio Gentileschi, né Miki Manojlovic, che nei panni di Agostino Tassi sembra la caricatura di un pupo siciliano, e questo perché manca il collante fra gli interpreti. La colpa è probabilmente da imputarsi alla regista che non ha saputo creare il giusto clima sul set o guidare con sapienza gli attori, ma noi crediamo che in parte sia anche della giovane protagonista: la Cervi è infatti così intenta a penetrare il suo personaggio che dimentica di interagire con gli altri protagonisti del film e seguendo il suo ideale monologo risulta per lo spettatore estranea e distante. Un film dunque, Artemisia - Passione Estrema, che mancando di coordinate precise offre un'immagine falsata anziché vitale della donna e della pittrice Artemisia. Incontro con Valentina Cervi Valentina Cervi, 23 anni e un cognome che pesa (nonno Gino è stato tra gli attori italiani
più amati), ha scoperto casualmente la sua vocazione d'attrice. E' poco più di un'adolescente quando, più per emulazione che
per convinzione, si iscrive con alcuni amici ad uno stage di recitazione. E' qui che, interpretando una scena presa da "La
casa di Bernarda Alba" di Garcia Lorca, capisce che ciò che vuole è recitare. Il caratterino ostinato fa sì che i risultati
non tardino ad arrivare... Dopo fugaci apparizioni in pellicole d'autore (Mignon è Partita, La Bionda) infatti
ottiene il ruolo di protagonista nel film di un giovane regista, Oasi, che viene presentato nell'ambito della cinquantesima
edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ma la mancata distribuzione della pellicola impedisce alla giovane di uscire
dall'anonimato. C'è però una buona stella che veglia su Valentina: ben presto infatti le si presenta una seconda occasione e
che occasione!... La regista Jane Campion la vuole infatti nei panni della figlia introversa di John Malkovich in Ritratto Di Signora.
Il film viene presentato con successo alla Mostra del Cinema di Venezia e Valentina viene consacrata nuova promessa del cinema
italiano. E' il 1996. Iniziano a fioccare le proposte di lavoro per la giovane attrice sia dall'Italia che dalla Francia...
Dividerà lo schermo con Rezza nel grottesco Escoriandoli, diverrà la figlia di un insolito Abbatantuono nella commedia
di sapore meridionale I Figli Di Annibale di Ferrario, vestirà i panni di Artemisia Gentileschi nel secondo lungometraggio
della regista francese Agnes Merlet (Il Figlio Dello Squalo), Artemisia - Passione Estrema. Di Artemisia,
attualmente nelle sale italiane, Valentina parla così...
"Quella di Artemisia è la storia di una persona che ha saputo fare della sua debolezza la sua forza". - Quale lezione sente di aver appreso da Artemisia? "Artemisia mi ha insegnato ad essere piuttosto che a parlare e a seguire le mie emozioni". - Come si è preparata ad affrontare questo ruolo? "Ho cercato innanzi tutto di capire Artemisia e l'ho fatto attraverso i suoi quadri. Artemisia è tutta nella sua arte, e cosa meglio dei suoi dipinti poteva aprirmi le porte del suo mondo? Sono così andata prima a Firenze a vedere "Giuditta che decapita Oloferne" e poi a scoprire i suoi dipinti "romani" e sulle immagini, su ciò che mi trasmettevano, ho lavorato". - Ci risulta che abbia anche trascorso un periodo in Francia per seguire lezioni di francese e di pittura. E' così? "Sì. Una buona conoscenza del francese era necessaria, essendo il cast composto in prevalenza da attori di lingua francese, e le mie conoscenze linguistiche erano piuttosto scarsine quando ho sostenuto il provino, così sono dovuta andare a scuola. Quanto alla pittura sia io che Agnes (n.d.r.: Merlet) pensavamo che acquisire una certa dimestichezza con tele e pennelli fosse non solo utile per aiutarmi ad entrare nel personaggio ma anche necessario per dare maggior verità alla mia interpretazione". - Il film ha avuto qualche problema con la censura americana. Ci racconta com'è andata? "Il film era stato vietato dalla commissione censura americana ai minori di diciassette anni a causa di alcune scene un po' forti. La Miramax, che distribuisce la pellicola in America, è ricorsa in appello e mi ha invitata a sostenere il film di fronte alla commissione. Ho cercato di spiegare che quelle scene erano indispensabili ad illustrare lo sviluppo artistico di Artemisia e che dovevano essere valutate non tanto per la loro forza, quanto per il peso che hanno avuto nella formazione della giovane artista. Inoltre ho sottolineato l'importanza di far vedere un film che parla di un'adolescente ai suoi coetanei. Incredibile ma vero, abbiamo ottenuto che anche i minori di diciassette anni, se accompagnati, possano vedere Artemisia. E' la prima volta in trent'anni che ciò accade senza che venga richiesto il taglio delle scene "incriminate". Una bella vittoria, non vi pare?". - Che posto ha la passione per Valentina? "Potrei rispondere in maniera banale, dicendo di essere passionale come Artemisia. Voglio invece parlare di un'altra passione, quella legata al processo creativo che, credo, mi avvicini molto ad Artemisia, anche se a differenza di questa in me c'è una forte componente razionale che equilibra la passione. Credo che per recitare la sola passione non basti: se non viene mediata dalla ragione rischia infatti di farti solo disperdere energie". - Su quali criteri si basa nelle sue scelte professionali? "E' innanzi tutto l'istinto a suggerirmi se accettare o no un film. Intervengono poi altri fattori: la sceneggiatura deve emozionarmi e devo sentire che chi mi dirige desidera comunicare qualcosa. Rifuggo invece quel cinema che antepone gli interessi commerciali alla comunicazione". - Cosa sta preparando? "Sto per partire per la Francia per prendere parte al film di Pascal Bonizer Niente Su Robert, una commedia nera in cui sarò 'una ragazza con la pistola'". © 1998 reVision, Maria Stella Taccone |
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