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Arca RussaRusskij Kovcheg - 1h 36'
Regia: Aleksandr Sokurov L'attitudine principale in Arca Russa è giocoforza quella dello sguardo mobile dentro lo spazio tempo fluido. Le figurazioni
in successione "numerica" costruiscono un ambiente di visione nel quale il tempo scorre solo in rapporto allo spostamento della mdp (novantasei minuti in piano sequenza),
invece la contemplazione rimane ingabbiata, sedotta, dalla bellezza di un istante qualunque della Storia. Nel museo, in ogni museo del mondo, nelle immense stanze delle
esposizioni universali come a Parigi, New York e San Pietroburgo, il tragitto del turista o dell'appassionato esperto coincide con una storia della visione-percezione.
La cieca dell'arca russa procede dentro il tracciato di percezioni corrispondenti agli oggetti esposti e lungo questa direttiva si può andare all'infinito, è solo una
delle possibilità però, come il viaggio della mdp dentro l'Ermitage (è utile rivedere il disegno che illustra il percorso della mdp raffigurato anche in "Filmcritica"
giugno luglio 2002). Le frecce indicano i passaggi ed anche le pause di fronte alle perturbazioni che caratterizzano il cammino museale. L'improvvisa fermata davanti
a un dipinto ci turba, ci distrae, con infiniti personaggi: gli apostoli Pietro e Paolo di El Greco, le Madonne e i bambini Gesù, e dentro i quadri le iscrizioni
simboliche, la varietà di segni che possono esser lette, esseri che fissano l'osservatore, animali, il cane o il gatto, che espongono la visione di sentimenti religiosi
o solo di paura dinanzi all'eternità del tempo.
Sokurov è appassionato di Storia nella stessa misura in cui la Storia è una riproduzione di un tempo sospeso, respirabile e per sempre percettibile. L'istante tempo è fissato in eterno, è stato un evento nel fluire perpetuo, così la superficialità unidimensionale del quadro e in parte anche della scultura, diventa tridimensionale, si sdoppia nella moltiplicazione figurativa dell'istante tempo; il gesto espressivo di riproduzione del cinema tenta di riviverlo in maniera originale. In questo senso la misura tecnologica, virtuale e del nuovo orizzonte tattile, corrisponde alla nuova percezione sensoriale dell'ambiente. Forse l'Ermitage è uno spazio espositivo ancora classico, la mdp digitale con un passo unico dall'ingresso all'uscita, un cammino scritto in un progetto di sguardo, regala al museo la sua vera condizione fantasmatica, di passato e futuro che s'alternano nella percezione di chi passa, perturbando di continuo la sua condizione di essere vivente nel tempo. L'Arca Russa di Sokurov supera lo spaesamento di riferimenti e di coordinate de L'Anno Scorso a Marienbad e La Casa rispettivamente di Alain
Resnais e Sharunas Bartas. Lì ci trovavamo, per sempre incantati (dal nulla) di fronte all'impossibilità di procedere verso un orizzonte di senso. Giravamo a vuoto, tra
un angolo e l'altro degli infiniti spazi rappresentati, pur sapendo con angoscia che si trattava forse di spazi chiusi. In Arca Russa invece il cammino assomiglia
a un giro (di valzer) dentro una galleria di fantasmi al Luna park. Si accendono ad un tratto i bagliori di una festa, i sussurri di alcuni personaggi che a malapena riusciamo
a scorgere e poi vediamo con le famiglie reali i bambini o la vecchia regina, la sontuosa ospitalità del ricevimento, i luccicanti disegni dei servizi di porcellana e lo
sfavillare di bicchieri e posate, le architetture ricchissime che simulano, insieme a molte opere d'arte russe, la bellezza e la grazia dei più grandi maestri italiani del
Cinquecento. Altri personaggi sconosciuti che confabulano, si avvicinano e si allontanano dai dipinti, mutano i costumi perché improvvisamente slittano le epoche, ed un
ambasciatore gentile del diciannovesimo secolo ci accompagna nel tour, rimanendo egli stesso sbalordito per la varietà di segni che si succedono lungo il percorso. Si tratta
di un viaggio beato, in un'oasi di bellezza continua, il museo è questo, solo per chi riesce a ricostruirlo fantasticamente, in un movimento che potrebbe coincidere con la
macchina digitale di Sokurov. Una lezione di cinema e di Storia, imparare a vederla finalmente attraverso il viaggio dei sensi, una partecipazione sensoriale che soddisfa
con la sua magica sensualità e il suo abbandono al fiume del Tempo.
© 2002 reVision, Andrea Caramanna |
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