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Appassionate

1h 35'

Regia: Tonino De Bernardi



Tonino De Bernardi, da oltre trent'anni, da quel primo film, Il Mostro Verde, in sedici millimetri, del 1967, ha rappresentato una parte importante della ricerca linguistica su schermo. Amato e odiato dalla critica, l'unico pubblico che conosce le sue opere, ospitate regolarmente solo nei festival, De Bernardi con Appassionate si affaccia (lui stesso ha parlato di un abbraccio) per la prima volta nel circuito commerciale delle sale, circuito che, siamo sicuri, non lo ospiterà a lungo per ovvie motivazioni economiche (e il solito pubblico pigro). Appassionate è un film che appartiene completamente al suo autore, all'identità e alle scelte soggettive del regista, che corrispondono alla sua percezione sensibile, che ritroviamo in ogni inquadratura, un fare cinema spesso ostico per chi lo guarda per la mancanza, a prima vista, di punti di riferimento o di strutture narrative. I percorsi della visione ruotano così intorno a un tema centrale, la suggestione ovvero il sentimento quasi onirico della napoletanità, che diventa sublimazione di musiche e immagini di corpi e luoghi, colori e profumi, un cammino visionario nelle viscere della città partenopea contrappuntato dalle più belle e famose canzoni napoletane.

Nella Napoli di fine anni Venti, durante la proiezione di Amore tragico, Michele (Roberto De Francesco) uccide la moglie infedele. Nella Napoli contemporanea s'intrecciano le vicende di Rosa (Iaia Forte) e la madre Pina (Isabel Ruth). La sorella di Rosa uccide l'amante che festeggia nelle strade il matrimonio con un'altra donna. Una prostituta (Anna Bonaiuto) ha il coraggio di uccidere un cliente, si costituisce alla polizia, è rinchiusa nel carcere femminile, dove si consumano i ricordi per gli amori sfortunati e infelici e l'apparizione di fantasmi, gli stessi amanti deceduti. Una Madonna bucolica lascia le campagne e, accompagnata da alcune galline, appare nelle strade della città, assalita dalle richieste di decine di donne, dalle quali riceve generose offerte in denaro.

Le storie sono, come già detto, solo lo spunto, il pretesto per costruire un poema visivo, che fonda la sua bellezza nell'anarchia delle associazioni, nella totale libertà dalle convenzioni del racconto. È impossibile una lettura lineare del film e l'inizio potrebbe essere la fine, la "fruizione" di Appassionate deve considerarsi circolare, lasciando allo spettatore la possibilità di ricostruire a piacimento il proprio caleidoscopio di immagini. Contano il gusto, il piacere genuino dell'inquadratura: De Bernardi dà un'importanza fondamentale ai corpi degli attori, i visi segnati dalle più piccole sfumature espressive, i loro movimenti insoliti e imprevedibili di fronte la macchina da presa, gli spostamenti irregolari che spesso coinvolgono più personaggi, dove si oppongono piani fissi e sequenze velocissime, come quello bellissimo che unisce i due volti di Rosa e Michele, in un movimento diagonale dall'alto in basso, da destra verso sinistra. E il suggestivo peregrinare di Rosa tra i vicoli dei quartieri spagnoli, vestita da sposa, seguita dal coro di bambini che la sbeffeggia, e le panoramiche melo sul Vesuvio, dalla nave che lascia il porto con lo stupore attonito di Rosa, triste e pensosa per il "paese del sole".

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



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