Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



L'Amante Perduto

1h 38'

Regia: Roberto Faenza



Questo nuovo film di Roberto Faenza (come gli altri suoi recenti) si affida tutto alla suggestione di un romanzo. Non un romanzo qualunque: un libro amato da un certo tipo di lettore, che si suppone possa diventare spettatore. "L'Amante" di Yeoshua, dopo gli adattamenti di Tabucchi e Maraini, è il punto di partenza di un film che non parte mai, e che resiste strenuamente alle fascinazioni della parola letteraria, del mezzo cinematografico, del luogo delle riprese. L'Amante Perduto allora è il titolo di un film che non c'è, o che si è "perduto" strada facendo, tra i paesaggi brulli d'Israele.

Tel Aviv, una famiglia, un incontro sconvolgente: il nucleo ideologico del testo è un miscuglio di elogio dell'amore e sociologia per tutti. L'incontro è quello della famiglia di Adam con Gabriel, ragazzo fragile che s'insinua in un rapporto coniugale compromesso; ma anche quello con il giovane arabo Naim, il cui sentimento per la figlia di Adam e Asya evoca il traguardo dell'integrazione. A prendere questi personaggi, il relativo procedimento di connotazione appare straordinariamente ingenuo, per non dire maldestro. Adam dev'essere un uomo concreto, opposto all'indole di Asya, donna con velleità di intellettuale; ecco la soluzione del film: barba e contegno rigido per lui, occhialini e volto emaciato per lei.

Fatte le dovute proporzioni (tanto tra i testi, quanto tra gli analisti), viene da pensare a quanto Barthes scriveva sui romani nel Giulio Cesare di Mankiewicz, tutti ugualmente sudati (segno di moralità) e con la frangia (segno di "romanità"). Non meno approssimativo è il lavoro di scrittura e di messa in serie; la sceneggiatura è dell'immancabile Petraglia, una garanzia per il racconto eticamente irreprensibile, politicamente corretto, e contiene almeno tre punti deboli: l'improvvisa sparizione di personaggi nell'ultima parte del racconto, i patetici "a parte" dei giovani attori prima dell'amore, e l'inserto dello scrittore, omaggio a Yeoshua (e richiamo alla finzione letteraria e cinematografica? Sì, ma quanto "inadeguato"!).

Non c'è un momento di verità, di sincerità espressiva, nel film L'Amante Perduto; gli sguardi dei personaggi si lanciano verso l'orizzonte per noia, o s'incrociano tra loro per compassione, senza che questo sia occasione per comporre un'inquadratura, per elaborare una soluzione di montaggio. L'insistenza sul fatto emotivo (il flash-back della morte del primo figlio di Adam, l'incomprensione tra i coniugi, la morte della nonna di Gabriel) rende il film di Faenza una brutta parabola, carica di ammaestramenti morali, povera di linguaggio. Niente di male se questo "incidente" fosse frutto di un'idea del cinema orientata alla letteratura filmata; il problema è invece che questo cinema vorrebbe somigliare alla fiction televisiva dei carabinieri e delle commesse, avere lo stesso seguito di pubblico. Vorrebbe essere televisione. Ma allora, perché il film di Faenza riceve i contributi statali per il cinema? Perché quella dicitura "film di interesse culturale nazionale"?

© 1999 reVision, Luca Bandirali





torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci