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Angel

1h 58'

Regia: François Ozon



Sempre più vorace di cinema, il cinema di François Ozon. Basta vedere una delle primissime inquadrature. La neo Rossella O'Hara guarda, attraverso la cancellata, la dimora Paradise House, il sogno proibito, ovvero l'altro luogo realmente inaccessibile: no trespassing come Xanadu, il Citizen Kane al femminile, che però passa attraverso lo spazio utopico della commedia alla Frank Capra, ma sotto la spada di Damocle del melodramma Sirkiano. Quindi noir più commedia più melodramma. Una vera e propria sintesi in cui ci si aggira travolti e basiti. È il miracolo del cinema di Ozon. Uno dei pochi "veri" autori di cinema a livello mondiale. Tanto che riesce a lavorare sui generi cinematografici in modo meraviglioso, attraversandoli e ibridandoli con estrema naturalezza. E soprattutto agendo con estrema intelligenza sulle sfumature di ogni personaggio, elementi che possono considerarsi la vera cifra stilistica di questo film.
La vita di Angel è risucchiata letteralmente dalla scrittura. Vorace come il cinema, appunto. Una scrittura che non può avere tempi di elaborazione. Non c'è alcun tempo di decantazione nel flusso di frasi, parole che fuoriescono da una fonte vergine. Tutto ciò che esiste e può esistere deriva da quella scrittura, e dal rapporto che possiede quella scrittura con la cultura popolare del periodo storico. Infatti, Ozon ha pensato per questo motivo una storia che è fatta esclusivamente dalla fitta serie di eventi. Non c'è una pausa, non c'è un momento in cui ci si ferma a riflettere. Anche perché le ellissi sono brutali. Non sono soltanto l'amministrazione del tempo filmico in una semplice narrazione, ma l'articolazione della coscienza, di una situazione molto particolare. Il flusso che non può essere interrotto, che corrisponde "in diretta" alla vita di Angel. Soltanto gli effetti della scrittura di Angel mettono in moto il corso della sua vita. Per questo Angel capisce che la sua scrittura è al primo posto rispetto a tutto, perché solo attraverso la scrittura può (continuare a) vivere e quando tale forza (della scrittura) verrà meno anche la sua esistenza avrà raggiunto il declino, la morte.

Nel sogno d'onnipotenza è sprofondata Angel. E si tratta spesso di un'onnipotenza grottesca, laddove alcuni episodi esprimono la totale estraneità di Angel alla vita vera. Perfino il fatto che essa possa descrivere nei dettagli la nascita di un bambino, con gli spargimenti di sangue della partoriente, lascia increduli i familiari, la madre, la zia che si chiedono come Angel abbia potuto apprendere con precisione fatti a lei completamente estranei. Il mistero dell'immaginazione che sa tanto di precognizione platonica è rafforzato dall'idea di destino. Senza l'attrazione per un destino non si può essere rapiti in quei gorghi particolari ed unici di ogni esistenza.
La vita di Angel è una totale messa in scena. La sua esibizione corrisponde all'attestazione di un esserci secondo i dettami più o meno strampalati della propria vaneggiante immaginazione. Anche nei momenti più inattesi, laddove alla morte della madre, sofferta, segue l'entrata in scena con il pubblico. Un'altra scena simile è la scoperta della lettera dell'amante di Esmé, per cui Angel liquida con rabbia il cronista al quale pochi istanti prima aveva offerto ulteriori e poco opportuni elementi di vanità. Il sogno di grandezza è Paradise House e pure un marito pittore che possa diventare un artista riconosciuto e stimato solo per forza di volontà, e dei figli che potrebbero arrivare, ma la Natura alle volte non offre, proprio a chi lo desidera, i suoi doni. Così siamo di fronte a una disfatta già annunciata, all'assenza di qualunque affetto, tranne quello ignorato da sempre, la madre o la fida segretaria Nora (non casuali che siano entrambi rivelati in punto di morte). Ma si tratta solo di aspetti, di differenze che Ozon rappresenta con estrema finezza. Cosa è preferibile? Esser artisti riconosciuti in vita o acquisire la fama soltanto dopo la morte e una vita di dolori e sofferenze?
E pure Angel è un personaggio molto nobile, perché in fondo desidera cose molto comuni: una casa, una famiglia, un lavoro che gratifica. E gli altri personaggi sono travolti dai loro sentimenti. La depressione di Esmé, l'amore segreto da parte dell'editore Théo Gilbright e quello complesso omosessuale di Nora.

L'uso di trasparenti per alcuni esterni esprime il distacco, la lacerazione tra mondi, laddove realtà e fantasia si sovrappongono, laddove i fantasmi prendono corpo, calcano con passi sempre più pesanti le relazioni tra personaggi. Cosicché anche le tecniche cinematografiche amplificano i segni della storia "vera" che a poco a poco si sfilaccia e poi si dissolve nell'immaginazione dello spettatore.
Angel è tra le opere più ironiche e sarcastiche di Ozon. Parla di un angelo che si fa carne e poi si lascia tentare dalla vita e dai suoi segreti desideri. E quanto possono essere fallaci i sogni della vita, quando ineluttabilmente si scopre che sono solo il frutto della propria immaginazione.

© 2007 reVision, Andrea Caramanna