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Io Amo Andrea1h 46'
Regia: Francesco Nuti Alla sua nona regia Francesco Nuti continua la fedele ricostruzione diaristica su schermo della propria
vita. Gli amori difficili, i desideri sessuali tra nuove perversioni e innumerevoli trame, costituiscono la materia di tutti i film. Né
mancano le ripetitive ossessioni sull'inesplicabile differenza tra i sessi, qui deflagranti nella superficiale analisi che comprende l'omosessualità
femminile, passando dal rapporto lesbico alla "redenzione eterosessuale" di Andrea. Il punto di vista del protagonista maschile, un Nuti che
mostra chiaramente nel personaggio del veterinario Dodo la flaccidità muscolare (pigrizia e capelli bianchi), vacilla in favore dello
sguardo di una donna, la lesbica Andrea, Francesca Neri.
È nella contrapposizione litigiosa di sessualità diverse che il film si sviluppa registrando di volta in volta le reazioni sorprendenti e inattese di entrambi i protagonisti. Se dalla parte della sceneggiatura qualcosa è cambiato rispetto agli ultimi film (o forse tutti e nove) con un Nuti meno delirante come presenza di fronte la macchina da presa, la messa a fuoco dei caratteri è sempre insufficiente per un'efficace struttura drammaturgica, diluita da pause melanconiche in cui il protagonista si guarda allo specchio o parla da solo o ai cani suoi clienti. Certo l'intento è di sorridere sdrammatizzando anche le situazioni più calde. Come l'iniziale divorzio consensuale all'insegna di smaglianti sorrisi. "Sono proprio felice", dice Nuti/Dodo "perché si è chiuso un ciclo: l'innamoramento, il matrimonio, la separazione, gli alimenti e finalmente il divorzio"... Il clima un po' surreale e fantastico, migliore caratteristica delle opere precedenti, accompagna i personaggi descrivendo
spesso situazioni bizzarre come il rovinoso allagamento della casa, la festa finale mascherata la notte di San Lorenzo in stile Disney tra
la strega cattiva, Jessica Rabbit, Dracula, Crudelia de Mon e il cane dalmata, le strade milanesi sempre deserte di notte e affollate di
giorno come la quinta strada newyorkese, sequenze accompagnate spesso dalle musiche di Over the Rainbow cantata da Judy Garland. Ma lo sguardo
di Nuti tradisce sempre i percorsi dei suoi desideri, le idiosincrasie più sottili, e ciò nuoce alla vicenda rendendola oltremodo
prevedibile e senza che ci siano colpi di scena in grado di turbare la sicurezza dello spettatore circa le conquiste del veterinario Dodo.
Prevedibile, dunque, anche la presenza della piccola figlia Ginevra, interpretata dalla medesima Ginevra, figlia di Nuti, per la prima volta
sullo schermo. È chiaro che i movimenti di macchina, le frequenti prospettive dal basso e viceversa, non appaiono mai necessari per il
racconto, ma semplici vezzi stilistici.
© 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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