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Amatemi1h 25'
Regia: Renato De Maria Il terzo lungometraggio cinematografico di Renato De Maria muove i primi passi tra ambienti asettici, da hinterland o ancora da quartieri
periferici residenziali morti. Tra flashforward e immaginari (in tutti i sensi) flashback, subito si capisce lo spiazzamento di Nina (Isabella Ferrari), la trentacinquenne
protagonista: dopo venti anni di relazione suo marito l'ha lasciata; lasciata al suo lavoro da speaker di un centro commerciale e poco altro. Amatemi quindi inizia come
un film sulla perdita di sicurezze, visto che il dramma vissuto da Nina avrà ripercussioni (temporanee, per sua fortuna) anche sul suo lavoro. A questo punto delle vicenda è
naturale immaginare una ripartenza, e così è in effetti: ricerca di nuove esperienze, relazioni e avventure, finiscono al centro dei pensieri della protagonista; siamo in un
limbo di (presunta o reale?) libertà. Il fatto è che, a piccoli passi, in questo film a tutti gli effetti drammatico, tutto appare smaccatamente finto, tanto finto da sfociare
in commedia. Sembra che in Italia la pubblicità, i videoclip musicali e, soprattutto (anche guardando il curriculum dell'autore di Amatemi), la fiction televisiva,
influenzino/affliggano a più livelli il cinema. Dalle situazioni, alle battute (e quindi spesso anche la recitazione), passando per movimenti di macchina, montaggio, colonna
sonora, tutto rievoca l'estetica di ciò che passa sbrigativamente sugli schermi televisivi. Ma proprio considerando il percorso di Renato De Maria, tutt'altro che uno sprovveduto,
sorge il dubbio che il regista di Paz (2001) voglia dirci che la pubblicità, i videoclip musicali e, soprattutto, la fiction televisiva, influenzino/affliggano
la vita reale. È soprattutto la sequenza finale a mettere su questa strada: i rapporti umani di Amatemi "finiscono" tutti in un centro commerciale dove ogni gesto appare
frutto di un artificio che puzza di realtà.
Un film, più di altri, da giudicare quindi a titoli di coda trascorsi e, proprio qui, risiedono nel contempo forza e debolezza di Amatemi.
Durante la visione altri spunti potrebbero mettere in guardia lo spettatore e, su tutti, il cammeo dello stesso De Maria che, con un sorriso stucchevole e un tono ammiccante,
saluta il ritorno a una vita che sia davvero tale di Nina. Il coinvolgimento poi di molti validi attori (tra gli altri Donatella Finocchiaro, Branko Djuric, Max Mazzotta - sempre
"fedele" alle produzioni di De Maria - e Valerio Mastrandrea) è un ulteriore indizio che va nella direzione di un film fatto con coscienza.Tra queste righe passa la storia di una donna la cui vita subisce una svolta, vira su altre abitudini, seguendo un percorso classico della vita dei più. Ma a prescindere dagli intenti dell'autore, Amatemi non risulta un film del tutto riuscito perché, a seconda di come si voglia leggerlo, fatica ad arrivare con nettezza. Qui si potrebbe far tornare in ballo, ribaltandola, la questione dell'influenza televisiva: forse lo spettatore medio italiano non riesce più a vedere nient'altro che rispecchi i codici del piccolo schermo? Siamo "allenati" a vedere qualcosa di sottilmente diverso? Potrebbe suonare come un alibi per il regista, ma è un ulteriore strada per ragionare senza presunzioni su Amatemi. © 2005 reVision, Luca Gricinella |
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