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Fucking Amal1h 29'
Regia: Lukas Moodysson Odio questo posto. Perché è sempre selvaggio il borgo natio. Amal, ridente
cittadina della Svezia, subisce il rude trattamento di cui nel titolo. Rude
come il film che lo contiene, ricognizione mai ammorbidita nella scoperta
della vita, della libertà, della sessualità, come solo un adolescente la può
operare. Fucking Amal racconta di giornate tediose, di sigarette strappate,
di quell'infernale paradiso che può essere il liceo. Nella piccola città,
Elin è la ragazza più famosa della scuola, quella da conquistare
assolutamente per guadagnare l'eterno rispetto. Agnes è invece molto meno
famosa: in città, nella piccola città, è l'ultima arrivata. C'è solo una
singolarissima e non desiderata festa di compleanno, ad attenderla. Il caso
porterà le due fanciulle molto vicine, fino a scoprire che esiste tra di
loro un sentimento del tutto particolare. L'amore trionfa, ed è amore di
donne.
Non si può non riconoscere un certo coraggio, al debuttante Moodysson, l'istinto nel cogliere la grana dei fatti, l'ansia della gioventù, la paura di fare domande per avere risposte. Gli eterni interrogativi, le piccole cattiverie, il senso di isolamento, il terrore di rimanere esclusi dall'energia vitale dell'universo rappresentano le molle portanti dell'azioni, i dolci declivi che spingono Elin verso l'inquieta Agnes. Fa salire la tensione, il regista, lasciando apprezzare anche un certo lavoro sul set con gli attori, pur giovanissimi. Questo sentimento viene costruito lentamente, passo dopo passo, dietro la maschera di un' immagine volutamente "sporca", non levigata, che lascia trasparire la sofferenza, il dubbio, le ricerche finite nel vuoto. Il mutuo patto di Agnes e Elin è fatto anche di crudeltà, a volte di prevaricazione. La stessa che Moodysson sembra intrattenere nei confronti della sua storia. Sfrontatezza decisa, contro ogni alchimia di sceneggiatura o sofisticazione d' inquadratura. Nessun accenno al mito tutto svedese dell'ikeizzazione del mondo: l'universo degli adolescenti non ha nessun tocco di moda, o patina da telefilm. Siamo vicini al loro cuore, alle loro emozioni. Di Lukas Moodysson sentiremo ancora parlare. © 2000 reVision, Riccardo Ventrella |
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