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Dottor Akagi

Kanzo Sensei - 2h 08'

Regia: Shohei Imamura



Dottor Akagi è un film che si fa ricordare per il suo essere emotivamente denso e, allo stesso tempo, girato e scritto in maniera lineare e semplice, esattamente come è il personaggio del Dottor Akagi. Il regista Shohei Imamura, oggi ultrasettantenne, ha iniziato a girare pellicole sin dal 1958 e questa è la sua ultima opera, presentata alla scorsa edizione del Festival di Cannes. Il film è profondamente ispirato alla figura del padre, un medico di provincia proprio come il Dottor Akagi che è, per così dire, una figura emblematica, un uomo di "un altro Giappone", un Giappone che di rado ci capita di vedere sul grande schermo dove viene in genere associato ad un’idea sempre vincente di sconfinato progresso e di modernità.
Il Dottor Akagi è un uomo, e un medico, di altri tempi, radicato nella tradizione più vera del suo paese, con tante umane debolezze e un'unica grande passione: curare i suoi malati, correre da una parte all'altra per assisterli, e con la fissazione di voler combattere e sconfiggere l'epatite, secondo lui un flagello pericolosissimo per l'intero popolo giapponese (e da qui il soprannome di "Dottor Fegato" attribuitogli da tutto il villaggio). Nel suo lavoro è affiancato dalla bellissima Sonoko, una giovane ex prostituta che il dottore cerca di tenere sotto controllo facendola lavorare per lui. Oltre ad essere dedita al dottore, Sonoko se ne innamora cercando di dimostrarglielo in ogni occasione, mentre il Dottor Akagi, tra tante difficoltà, continua la sua ricerca sull'epatite tanto da diventare quasi un ricercatore, dimenticandosi dei suoi malati. Basterà però la morte di una sua vecchia paziente, senza che avesse trovato il tempo di visitarla, per fargli comprendere la sua unica e vera vocazione: i malati del villaggio, bisognosi delle cure e delle attenzioni del loro dott. Fegato.
Anche personaggi come Umemoto, il sacerdote del tempio di Enmei, e il chirurgo Toriumi sono irresistibilmente veri e certamente non imprigionati nell'autorevolezza dei loro compiti. L'uno è serenamente dissoluto e alcolizzato, l'altro un morfinomane che preferisce usare (in tempo di guerra poi!) la morfina per sè piuttosto che per i suoi pazienti con le ferite aperte.
Il film dura più di due ore e finisce un po' per ripetersi, ma sul finale riacquista energia e diventa indimenticabile con la scena del Dottor Akagi e Sonoko in barca; Sonoko arpiona una balena dedicando questo gesto alla memoria del padre, ma è il 6 agosto del 1945 e all'orizzonte si staglia enorme, irreale, impossibile, il fungo atomico di Hiroshima. Il fungo si trasforma nell'atmosfera, i contorni si dilatano e né il dottore né Sonoko sanno darsi una spiegazione del fatto. "Guarda - suggerisce il dottor Akagi - sembra un grande fegato, un grande fegato ingrossato."

© 1999 reVision, Simone Porrovecchio



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