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A.I. Intelligenza ArtificialeA.I. Artificial Intelligence - 2h 25'
Regia: Steven Spielberg Questa non è una recensione. Il giudizio "a caldo" sul film è già stato espresso durante la permanenza alla mostra di
Venezia dove il film ha visto la sua prima italiana.
Queste poche righe rappresentano la volontà di rielaborare, dopo un determinato periodo di tempo e cogliendo l'occasione dell'uscita del film nelle sale, quell'esperienza.
Una reVision (ri visione) a tutto tondo che forse è anche tra gli scopi di questa rivista di cinema on line. Un'esperienza che a questo punto non può e non deve più
rimanere un'esperienza singola e soggettiva, ma deve comprendere al suo interno anche tutto quello che A.I. ha creato al di fuori della sala cinematografica.
Dibattiti tra i critici, posizioni e giudizi opposti e discordanti tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto reazioni discordanti tra il pubblico.
Che il film avrebbe diviso le masse, e non solo quelle, era apparso chiaro fin dall'inizio. D'altro canto la sua stessa duplice genesi, progetto di Kubrick ed esecuzione
di Spielberg, è un chiaro invito alla dualità, alla doppiezza. Difficile era invece, almeno per chi scrive, capire che tutto il film era basato sulla dicotomia tra opposti.
Una relazione biunivoca che costituisce il principio unificante dell'opera di Spielberg. Una divisone che si evidenzia in diversi aspetti del film. A partire dal titolo:
Intelligenza Artificiale. Da una parte l'intelligenza, ciò che appartiene alla natura stessa dell'uomo, che distingue, o dovrebbe differenziare, la razza umana
dagli altri esseri viventi sul pianeta terra, dall'altra ciò che è costruito, artificiale appunto. L'artificiale come costruzione creata ad imitazione della natura utilizzando
un procedimento tecnico, sfruttando la tecnologia, la conoscenza, per creare qualcosa di simile all'uomo. Un bambino robot, David, capace di amare, programmato per amare
il prossimo, ma impossibilitato, per la sua stessa natura fittizia, ad essere amato.
Nella netta divisone che il film opera tra macchine ed umani, tra robot artificiali
ed esseri appartenenti al genere umano, il sentimento è certamente, e paradossalmente, spostato verso il versante dell'artificialità. Quasi il genere umano sia ormai impossibilitato
a provare sentimenti profondi come l'amore o il rispetto per la diversità. La scena dell'abbandono da parte della madre del piccolo David e della giostra tortura dei robot
nell'arena non depongono certo a favore dell'umanità. La duplicità, curiosità, interesse - Vs - paura, odio, con la quale l'uomo guarda ai robot, all'emergere dell'intelligenza
artificiale, si risolve in un terrore assoluto ed in una incontrollata volontà di distruzione dell'alterità. In questa volontà di favorire l'artificiale, ciò che è per definizione
costruito, emerge preponderante l'eredità di Kubrick sul film. Non c'è differenza dal punto di vista etico e morale tra le macchine e gli uomini, anzi. La differenza tra
contenuto e contenitore, tra argomento e stile, fa emergere in tutta la sua chiarezza, la diversità, il diverso modo di intendere l'arte cinematografica di due autori colossali
come Stanley Kubrick e Steven Spielberg. E' nell'interagire tra questi due mondi separati, tra la favola di Spielberg e il dramma esistenziale di Kubrick, tra Pinocchio che
incontra E.T. e Hal 9000 programmato da Jack Torrance, che scaturisce l'unicità del film. Un film che può piacere, può non piacere, ma sicuramente non può lasciare indifferenti.
Dalla prima apparizione informe del piccolo David filtrata attraverso la luce abbagliante dell'ascensore di casa, alla devastazione di Manhattan sommersa dalle acque, fino agli
informi corpi degli esseri artificiali sopravvissuti all'estinzione della razza umana: sequenze visionarie unite tra loro da un racconto lento, pasticciato, caotico, privo
di una vera e propria coerenza narrativa interna, le immagini del film sono di folgorante bellezza e cariche di significato. Insomma il cinema di Spielberg e quello di Kubrick
sono impossibili da confondere, da omogeneizzare e proprio per questo risultano così importanti, evidenti ed esenziali in A.I. Intelligenza Artificiale.
© 2001 reVision, Fabrizio Pirovano |
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