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Un Affare Di GustoUne Affaire De Goût - 1h 30'
Regia: Bernard Rapp Il cibo come metafora del sesso. Gli psicoanalisti lo dicono da più di un secolo, i sensi - in modo inconscio - da sempre, ossia da
quando, o quando, mangiare significa non più soltanto soddisfare la fame, ma il palato, l'olfatto, i gesti che accompagnano il rito della tavola. Dividere tale piacere
con qualcuno che può apprezzare i nostri gusti è, per alcuni, la quintessenza della sintonia. L'appagamento culinario, come il sesso, diviene così sinonimo d'appagamento
fisico e psichico, a patto che non ne diventi un palliativo, come accade a Frédéric.Frédéric (Bernard Giraudeau) è un imprenditore apparentemente bizzarro, in realtà alla ricerca dell'armonia perfetta, una ricerca che diviene ossessione. Nicolas (Jean-Pierre Lorit) è un uomo dai mille mestieri che, al momento del suo incontro con Frédéric, sostituisce un cameriere in un ristorante. L'imprenditore lo assume come assaggiatore, ufficialmente a causa di un'allergia verso il pesce e il formaggio (divertente la falsa motivazione che ne da a Nicolas: il padre, proprietario di un caseificio, morto in mare e divorato dai pesci). Ben presto il loro rapporto diviene psicologicamente perverso e pericolosamente simbiotico. Ad accorgersene per prima è Beatrice, compagna di Nicolas. Mentre scorrono i titoli di testa, vediamo cuochi e assistenti lavorare su dei piatti tipici della raffinata cultura culinaria francese. Movimenti veloci, leggeri. Nero. Un uomo, in evidente shock emotivo, è in una vasca da bagno consolato da una donna. I suoi vestiti sporchi di sangue sono gettati nei rifiuti. Nero. Lo stesso uomo sveglia, con un urlo, il suo compagno di cella. Nero. Così inizia Un Affare di Gusto, rivelando immediatamente il delitto commesso da Nicolas. Capiremo che non è l'assassinio il nucleo della vicenda, capiremo che questo è un thriller psicologico. Che ogni personaggio coinvolto offre al giudice istruttore (Jean-Pierre Leaud) una versione diversa della personalità di Nicolas, quindi del suo rapporto con Frédéric. Interpretazioni superficiali della vera e scandalosa natura della loro relazione. Nel corso del film assistiamo ad un lungo processo di umiliazione psichica, alla sottile manipolazione di un essere destinato a divenire un doppio, un altro io, in parte
risposta implicita ad un desiderio omosessuale negato - Frédéric organizza per Nicolas, a sua insaputa, un incontro con una donna solo per dividerne successivamente l'atto
sessuale, per "penetrarlo" indirettamente. Eccolo il nucleo della vicenda. Quello che per uno diviene gioco, sfida, "vedere fino a che punto riesco ad arrivare", per l'altro è una questione vitale. Frédéric non è semplicemente un ricco uomo viziato, è ambiguo, calcolatore. E' un uomo traumatizzato da un'infanzia infelice, dove alla tipica paura del buio si affiancano fobie sclerotizzatesi nella vita adulta, per esempio un improvviso senso d'oppressione, claustrofobia e, naturalmente, un'eccessiva importanza attribuita al cibo. Dicevamo della metafora sessuale. La letteratura psicoanalitica afferma altresì che un non sereno rapporto con il cibo nasconde frustrazioni antiche, quindi il soggetto che ha con esso un approccio insano vi riversa un profondo malessere nei confronti del proprio io. Frédéric cerca in Nicolas un completamento, ossia un doppio che riesca laddove lui fallisce. Ne è un esempio lo sforzo attuato nel prendere l'ascensore solo perché è presente Nicolas - colto da una crisi, riesce ad uscirne grazie all'altro se stesso - e non a caso nella sede della sua azienda l'ascensore è trasparente. Il rapporto tra Frédéric e Nicolas diviene sempre più un'esclusiva relazione amorosa - gelosie, ripicche, bugie - fino alla rottura definitiva. Nicolas, dopo una lunga depressione e conseguente ricovero in ospedale, torna con Beatrice convinto di poter recuperare se stesso. Una telefonata di Frédéric. Un ultimo incontro. Un'altra richiesta, un'ultima prova. Nicolas uccide Frédéric. La simbiosi ora è perfetta. Bernard Rapp costruisce insieme a GillesTaurand, dal romanzo di Philippe Balland, una struttura drammatica basata su salti cronologici, su testimonianze che solo lo spettatore è in grado di mettere in discussione avendo il privilegio di essere l'unico vero testimone oculare dei fatti. Fin qui il tutto risulta ineccepibile, dal punto di vista prettamente narrativo. Manca, invece, quella profonda e compiuta relazione tra la storia raccontata e le immagini che la sostengono. Vanificato il fondamentale e personale apporto di una completa ricerca visiva, Un Affare Di Gusto cade laddove un altro film francese, Harry, Un Amico Vero - simile vicenda di due uomini legati da un rapporto psicologico altrettanto perverso risolto con un delitto -, ha raggiunto la sua piena efficacia. Peccato, un vero peccato. © 2001 reVision, Emanuela Liverani |
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