![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Addio TerrafermaAdieu, Plancher Des Vaches - 1h 57'
Regia: Otar Iosseliani Di illuministi veri il cinema ne conta ormai pochissimi. I registi che
ancora considerano il film alla stregua di un saggio, o di un trattatello
morale. L'uso moderno della macchina da presa coinvolge qualche bello
spirito, come Joao Cesar Monteiro, o spiriti apolidi che si fanno tentare
dalle grandi messe in scena, come Raul Ruiz sedotto dalla grandeur del
diavolo Proust. Apolide è anche Otar Iosseliani, georgiano trapiantato in
Francia. Il suo cinema è ancora più frequente, riflessivo com'è, ma pieno di
attrazioni, circense e svagato, divertito e apocalittico, di lucida follia
rivestito. Addio Terraferma dimostra con agile levità il suo teorema: è inutile cercare di sfuggire a ciò che si è, alla condizione sociale che ci ha visto nascere. Ovvero, è impossibile cercare di diventare poveri, quando si è ricchi, ma si può almeno fingere di essere ricchi quando si è poveri. Nella stazione della simulazione si incontrano i treni di Gaston e Nicolas. Il bullo che si veste da arrampicatore sociale, sfoggia un lusso a noleggio e mira a muliebri portafogli, e il ricco cocco di mamma, che gioca a fare il teppista perdigiorno, pronto ad essere nuovamente inghiottito dal suo comodo alveo. Sulla pensilina, una folla di faccendieri, uomini d'affari, borghesi annoiati, signore perverse, briganti di strada, tutti sulla via delle montagne, per osservare da lontano quanto è perduta, e miseranda, questa terraferma. Iosseliani recupera l'andamento ondivago del suo film migliore, C'Era Una Volta Un Merlo Canterino, assegnando a Nicolas le casuali peregrinazioni che erano proprie del timpanista, carattere principale di quel film. Fa lo scienziato, Nicolas, per accumulare esperienze sulla vita, ma senza troppo costrutto. Di vita ne sa fin troppo Gaston: ed i risultati dei loro esperimenti saranno opposti, ed uguali. Stile assai libero, e meno contratto rispetto al procedere epico del pregresso Briganti. Parigi come palcoscenico, non diversa dalla città dura e crudele restituita da tanti film recenti. Luogo dell'inatteso, e dell'assolutamente consueto. Con movenze secche, e giustificati colpi di scena, Iosseliani giunge al culmine della sua trattazione, al momento in cui si può dire come volevasi dimostrare. Di Addio Terraferma c'è da apprezzare la pulizia dell' inquadratura, dotata di un rigore classico, e sempre straniata, allo stesso tempo. La grande moralità. Lo scontro di questi personaggi con l'esistenza, battaglia senza una guerra che richiede solo un grande adattamento. E la voglia di far finire questo universo, finalmente e da qualche parte. Tutti gli illuministi sconfinano nel tragico, prima o poi. Questo, al vecchio Iosseliani, farà piacere. © 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
|