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About Adam

1h 40'

Regia: Gerard Stembridge



Finalmente un uomo generoso e attento, un essere cui sta a cuore la felicità degli altri, pronto a sacrificare il proprio io! Oddio, ci si potrà fidare di uno come lui? Andiamo con ordine. Adam, il nome significa pur qualcosa, vive in una sorta di paradiso artificiale dove, desiderato e amato da tutti, realizza i sogni in parte nascosti di una famiglia irlandese. Adam è bugiardo, è come lo vogliono gli altri. Chi è realmente? Non importa, forse non esiste nemmeno.

Le sorelle Owens. Lucy, giovane e carina. Sinora ha avuto storie sentimentali deludenti. Incontra il timido Adam e cambia vita. Laura, intellettuale sessualmente repressa. Sogna la passione. Incontra il sensibile Adam e cambia vita. Alice, donna insoddisfatta e ingabbiata in un matrimonio fallito. Incontra l'affascinante Adam e cambia vita.
Gli uomini. David, fratello di Lucy, vuole concretare il suo sogno d'amore: portarsi a letto la ragazza. Arriva lo strafico Adam, per cui ha anche un'erezione, e risolve tutto. Martin, marito di Alice, adora l'equilibrato Adam perché ha una Jaguar d'epoca.
Senza contare la mamma di Lucy, donna stravagante e adorabile, che accoglie felicemente il tenero Adam nella sua famiglia.

I vari Adam - attenzione, non è affetto da personalità multipla - sono rivelati dal diverso punto di vista dei quattro fratelli, ognuno dei quali ci racconta Adam secondo la propria esperienza. L'uomo dei sogni appare per la prima volta dietro un acquario. Appare deformato, sfuocato. A metà film si ha il sospetto, e la speranza, che la commedia nasconda un'analisi inaspettata. Adam è certamente diverso con ognuno, ma al contempo potrebbe rivelarsi una proiezione di singoli desideri, tipica reazione dell'innamoramento: vedere l'oggetto amato come si vuole. Sbagliato. Cade la speranza. Nemmeno una seppur vaga satira degli usi e dei costumi - come nelle migliori commedie - di una società superficiale chiusa nel proprio guscio di false certezze, laddove relazioni considerate immorali e attuate in modo trasparente, con l'approvazione di tutti i personaggi, potevano provocatoriamente sfidare il tradizionale concetto di coppia. No, a Stembridge non ha sfiorato nemmeno l'idea, tant'è vero che il film si chiude sullo sguardo e sul sorriso ammiccante di un Adam soddisfatto del proprio operato.

Adam è il prototipo dello sfuggente seduttore maschile, spinto ad agire per una personale sete d'approvazione generale, forse affamato d'amore, sicuramente alla ricerca di un ruolo centrale nella vita altrui. Il terreno in cui si muove è quello solito della borghesia, secondo un luogo comune (ma avranno anch'essi un fondamento di verità) cultrice dell'ipocrisia sentimentale e sessuale. La passione? Si, ma fuori del matrimonio, del classico rapporto per bene (bravo ragazzo lui, brava ragazza lei). Risultato? Alice vive uno squallido matrimonio senza stimoli. Laura - dopo la sana e gioiosa relazione passionale con Adam - finalmente liberata, sembra destinata al suo relatore della tesi (chiaramente sulle represse donne vittoriane), tanto carino, tanto giusto per lei, tanto adatto a farla rientrare nei ranghi. Insomma la passione non è mai amore, non può diventarlo, concezione questa probabilmente borghese, sicuramente accettazione di precetti moralisti che tanto affliggono i nostri tempi, così idealmente affrancati dal perbenismo. E Lucy? Beh, è raggiante nel suo abito da sposa. Si, Adam e Lucy si sposano, nonostante Laura, nonostante Alice - che a sua volta sa di Laura e che va a letto con Adam mezz'ora prima del matrimonio. Il rito si compie, dopo un piccolo tentennamento di Lucy - in colpa per essere a sua volta andata a letto con l'ex Simon -, in un abbraccio tra le tre sorelle e Adam. Il giubileo della menzogna, direbbe Luttazzi.

Detto ciò, ecco quindi la morale del regista: approviamo Adam, in fondo l'amore cos'è, dov'è, perché? E il rispetto? Ma via, l'illusione ci rende tutti più liberi, la menzogna ci offre mille scappatoie, e poi Adam è così divertente in un mondo di noiosi (parafrasando mamma Owens), in fondo Alice e Laura stanno al gioco, e poi è una commedia! Sarà, ma a rischio di passare io per noiosa, probabilmente per intollerante, se non per paradossalmente moralista, credo che questa commediola irlandese - troppo lunga, ripetitiva, superficiale e a tratti pretestuosamente analitica - abbia solo un vero pregio, la bravura degli attori, in primis Kate Hudson, promettente figlia della meravigliosa Goldie Hawn.

© 2001 reVision, Emanuela Liverani





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