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Il Mistero Dell'AcquaThe Weight Of Water - 1h 50'
Regia: Kathryn Bigelow Il titolo originale "the
weight of water", il peso dell'acqua è una metafora profonda. L'oppressione del
liquido invece che il semplice mistero dell'acqua, come suggerisce il solito
superficiale, sprezzante del simbolico, titolatore italiano.L'ossimoro della gravità combinata alla leggerezza delle passioni. Quanto più la creatura umana è abbrutita nel suo corso vitale, costretta a reprimere istinti che sono forgiati dalla cultura cogente della comunità sociale tanto più è terribile l'espressione dei sentimenti affranti, e la furia del destino si colora di eterne mitologie, di storie e leggende che pervadono lo spazio tempo e si tramandano all'infinito. Kathryn Bigelow aggredisce il tema di petto nella sua lacerante simultaneità temporale, con la classica alternanza, serrata, del montaggio. Nell'ineluttabile diacronia temporale che alla fine c'inquieta, perché la storia di Maren Christensen (Sarah Polley) ci appartiene e non si percepisce alcuna distanza, perpetuandosi ambiguamente attraverso il semplice procedere dei pensieri della fotografa Jean Nichols (Catherine McCormack). Il caso di un omicidio crudele ricostruito diventa allora la ricomposizione sincera dei sentimenti intorno ad un evento centrale, un punto instabile del corso temporale, l'avvenimento fortuito che si è determinato come ineluttabile esplosione delle passioni. Mentre nelle sequenze al presente la storia è permeata da impulsi tangibili, frustrati, con una tensione vivida e crescente, nel racconto ambientato nel secolo scorso il coacervo di passioni è vissuto in maniera tumultuosa, ancorché del tutto interiorizzato. E il disvelamento, nonostante s'intuisca, è ugualmente penetrante e pauroso. Se i due eventi appaiono a prima vista diversi, in realtà trattano la medesima materia. I tormenti sprofondano in una sorta di gorgo impenetrabile che si evidenzia come Caso. La fine imprevista di alcuni personaggi dipende esclusivamente dall'irrompere repentino dei sentimenti. Nel caso di Maren è chiarissimo, mentre per Jean è molto più inaspettata la logica del Caso, che termina in un disegno beffardo ed ironico, dove la verità, l'autenticità dei fatti è difficile da cogliere. Il mare placido si tramuta in tempestoso agitarsi delle acque. L'ambiente diventa l'elemento espressionistico, sintomatico dell'evento che si dispiega. Terribili ed inspiegabili come le forze della natura, sconosciuti,
ambigui e traditori come gli sguardi, le convenzioni, gli stereotipi sono
protesi, catturano l'uomo e la donna, avverso la paura incessante per l'ignoto.
L'ignoto desiderio sessuale, che si mostra come fame prepotente e incessante del
corpo desiderato. Quale può essere la reazione logica, composta, di Maren quando
i sensi la rapiscono interamente, sospingendola verso l'amato fratello? Quali
sono i pensieri di Thomas (Sean Penn), di fronte alla stessa moglie, quando lo scambio divorante di
occhiate con Adaline (Liz Hurley) ha rivelato la fragilità assoluta di un regime
regolato delle passioni? La poesia, vale a dire la libertà scomposta della
parola, afferma l'incontrovertibile azione del mondo, del caos che agisce su di
noi, mentre cerchiamo vanamente di erigere ridicole barriere. Nello spazio
claustrofobico, nel momento di avvicinamento massimo dei personaggi, i giochi
possono definitivamente turbarsi e l'epilogo scaturire, la morte orribile, che
ci strappa alla vita, all'amore che invece, come nei versi, non si perderà. Il
film canta questo caotico divenire che può essere certamente perturbante, ma
solo dal punto di vista bigotto dell'ordinamento sociale dominante. Qui,
l'omicidio passionale, la menzogna, gli shock dell'infanzia che segnano con
cicatrici, i fantasmi del mare che si trasformano in pensieri concreti,
l'ambiguità delle relazioni parentali, l'incesto, sono le variazioni salienti di
una navigazione aperta alla possibilità, come nell'indagine del misterioso
omicidio, di scoprire il più interiore e indicibile
segreto.
© 2001 reVision, Andrea Caramanna |
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