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Il Vento che Accarezza l'Erba

The Wind that Shakes the Barley - 2h 07'

Regia: Ken Loach



Undici anni fa Land and Freedom (Terra e Libertà, 1995), oggi The Wind that Shakes the Barley (Il Vento che Accarezza l’Erba). Storie di popoli in rivolta, storie di uomini e di donne il cui punto di partenza esistenziale subisce un capovolgimento, il cui destino è segnato dalla Storia che li attraversa chiamandoli ad un impegno totale senza possibilità di ritorno. Così è per Damien, medico con in tasca il biglietto per Londra, un futuro borghese lontano dalle quotidiane sofferenze del suo popolo. Il sogno utopico di una realtà socialista entro un progetto democratico alimenta la battaglia per l’indipendenza irlandese, in un 1920 scoraggiante per gli irlandesi reduci dalla rivoluzione del 1916 e dalle elezione del 1918 che proclamano la libera repubblica di Irlanda (non riconosciuta in ambito internazionale e perciò non ratificata dal governo inglese). Sono anni di dolore, povertà, di vessazioni quotidiane laddove il solo sospetto – giustificazione agli atti di orrore incontrollato – conduce alla sospensione di qualsivoglia regola.
In questo quadro drammatico – in cui Loach impietosamente getta lo spettatore senza riservare sconti e sospensioni – prende corpo un altro film epico questa volta sulla annosa questione irlandese, da decenni nell’"agenda" loachiana. Di nuovo il racconto di un passato storico vuole farsi cronaca del presente; è l’andamento sempre uguale a se stesso della Storia a crearne le occasioni.
Terra e Libertà, quindi, quale prodromo di Il Vento che Accarezza l’Erba che a sua volta rimanda ad un altro film, a quell’Hidden Agenda (L’Agenda Nascosta, 1990) - allora tanto ostacolato dalla critica inglese in quel di Cannes dove stavolta Loach vince la Palma d’oro – i cui fatti trovano ora il contesto di maturazione, il momento storico in cui si sarebbe potuto verificare quel giro di vite che avrebbe evitato un altro secolo di sofferenze. Ritroviamo le torture – altri metodi poiché anche la tortura ha una sua evoluzione -, l’esibizione del potere nelle parate – qui gli inglesi che partono nonostante il loro potere sia invariato, lì la sfilata unionista -, soprattutto troviamo il tempo in cui il nodo irlandese anziché sciogliersi (l’Irlanda diverrà Stato sovrano con la costituzione del 1937 per uscire completamente dall’orbita britannica solo nel 1949) si complica con l’abbandono del Nord, quell’Ulster dell’Agenda Nascosta.

Ma lo schema narrativo e stilistico ci rimanda ancora a Terra e Libertà; dall’assemblea dove si afferma una coesione programmatica a quella che determina la spaccatura del gruppo, sino a giungere alla scena dell’irruzione degli ex compagni, ora irreggimentati nel neonato esercito irlandese, somiglianti persino nei gesti alle Brigate Internazionali. Le forti somiglianze non escludono profonde differenze determinate dalla vicenda. Se David, confrontandosi con l’orrore, misurandosi con i compromessi, torna infine a casa, foss’anche con il pesante fardello di ricordi, di illusioni e delusioni, riprendendo la sua vita più o meno come l’aveva lasciata, Damien, invece, non ha altra possibilità se non giungere sino in fondo. Figlio di quella martoriata terra, fratello di Teddy, leader della milizia, Damien cresce nell’esperienza comune coltivando un forte rigore, una coerenza che lo condurrà a separare il suo destino dal fratello fino al tragico atto conclusivo, metafora della lotta fratricida che esplode dopo il patto con il governo inglese. Per una sorta di legge del contrappasso, le buie celle passano dagli inglesi agli irlandesi imprigionando – i detenuti come i soldati – le stesse persone, l’antica casa di Sinead dopo aver conosciuto secoli di soprusi da parte degli inglesi ne subisce uno uguale da uomini che ha protetto per tanto tempo. Così sembra non esserci luce, se non quella fredda del cielo irlandese o quella fioca delle lampade ad olio in un paese debole come i tetti di paglia delle case.
Film claustrofobico persino negli ampi paesaggi intensamente verdi, Il Vento che Accarezza l’Erba ha una scena che vale tutto il film – esempio di come il cinema viva soprattutto di ostacoli ribaltati in occasioni. Un’inattesa fitta nebbia lascia intendere l’arrivo in totale di qualcuno solo tramite un canto e il rumore dei passi fino a scorgere il passaggio della milizia mentre si prepara per un’imboscata, vero battesimo della guerriglia; prologo di un’altra scena importante, gli attimi che precedono il conflitto a fuoco, dove i gruppi sparsi e immersi nella vegetazione sono individuati da improvvise, veloci, sicure panoramiche.
Film duro che lascia poco spazio alle tenerezze, in cui persino la storia d’amore tra Damien e Sinead rimane in secondo piano rispetto agli altri film, dove pesa come un macigno la tragica rottura ideale, affettiva, fisica tra fratelli.
Film che non lascia nel complesso particolari tracce nella filmografia loachiana, ma come sempre ricco di elementi che se lasciati decantare come un buon vino potranno acquistare un ottimo sapore, magari nel prossimo film.

© 2006 reVision, Emanuela Liverani