Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



A Casa con i Suoi

Failure to Launch - 1h 31'

Regia: Tom Dey



Le commedie del neo-romanticismo made in Usa macinano dosi di gradevolezza un po’ stucchevole nei riguardi degli intrighi amorosi. Troppi happy end, sempre meno drammi, lacrime, malattie annichilenti. Una delle poche commedie amarognole è il recente Prime, col suo finale realistico e vagamente depressivo. Ma il più delle commedie rosa confezionate per uno smaliziatissimo (anche se complessatissimo) pubblico adolescenziale continuano a proporre girotondi frenetici di coppie aperte che solitamente si sfasciano per equivoci di rito per poi riformarsi in onore delle più ordinarie regole del bon ton politicamente corretto. Prendiamo ad esempio una commedia di non troppo tempo fa, Come Farsi Lasciare in 10 Giorni, dove l’amore è per l’ennesima volta oggetto di una cinica scommessa che presto lascia ad un sentimento "ultraedificante". Il risultato è di una prevedibilità sconfortante, che fa rimpiangere i velenosi, perversi intrighi erotici all’epoca del codice Hays. Adesso è il tempo dell’amore come merce facilmente spendibile, con quel minimo di spudoratezza in stile "soap".

Anche questo nuovo A Casa con i Suoi non si discosta molto da questa tipologia di prodotto confezionato ad uso e consumo di una serata senza pretese. Matthew McConaughey, "uomo più sexy del mondo" e già protagonista del già citato Come Farsi Lasciare in 10 Giorni, segue i dettami del genere interpretando il suo Tripp che, all’età di trentacinque anni, è costretto a vivere a casa con i suoi. Le prede femminili non mancano al nostro "tardone", ma nel momento d’intessere rapporti più seri, lui costringe la fanciulla di turno a prendere atto della realtà familiare e, naturalmente, quella reagisce scappando a gambe levate. Succede così nelle prime scene di questo film diretto da Tom Dey, regista di Pallottole Cinesi e Showtime.
La situazione dell’incipit fa venire in mente una deliziosa commedia francese, Tanguy, di Etienne Chatiliez, dove la dolce armonia casalinga è spezzata dai genitori del ragazzo che architettano qualsiasi tipo di scherzo per liberarsi dell’ingombrante figlio. In A Casa con i Suoi i genitori di Tripp, interpretati dai bravissimi Terry Bradshaw e Kathy Bates, ingaggiano l’affascinante Paula (la Sarah Jessica Parker della fortunata serie di Sex and the City) per fare breccia nel cuore del loro cresciuto ragazzo. L’inganno sessuale dovrebbe riuscire a mettere Tripp sulla via dell’emancipazione.

Un elemento che distingue questo da altri recenti prodotti del genere è una certa attenzione nella definizione dei personaggi secondari della storia, anche se la sceneggiatura firmata da Tom J. Astle e Matt Ember (che, dopo essersi dedicati alla scrittura di numerosi copioni per serie televisive, debuttano nel cinema) non rinuncia al repertorio consueto della farsa degli equivoci, davvero un po’ troppo deja vù. Ad esempio, c’è Kit (un volto da tenere d’occhio, Zooey Deschanel, già vista in Elf e in Guida Galattica per Autostoppisti), l’amica con cui Paula divide la casa, ossessionata da un emblematico uccello che la notte le impedisce il sonno, mentre di giorno la poveretta s’industria in imprese amorose a perdere. Ci sono gli amici di Tripp, modello American Pie, pure loro mammoni ed incapaci di abbandonare la tutela familiare. C’è persino la Natura che incombe, minacciosa, coi dispettosi animaletti che più volte mordono Tripp nel bosco.
Persino gli elementi più ancestrali si ribellano all’infantilismo del protagonista (non accadeva così a Cary Grant nell’indimenticabile Susanna, quando quel misogino snob doveva vedersela con tigrotti e dinosauri da museo?). Purtroppo, in questa rielaborazione di antichi motivi, il pastiche di Tom Dey non rinuncia a cadute di gusto stile reality show, quando irrompe il medium televisivo a rimandare le zuccherose immagini della riconciliazione rituale (naturalmente, senza l’ironia dei finali di "007"). Il gioco degli stereotipi, quando non è animato da sincera, sana ironia demenziale, produce soltanto noia. È un deja vù infinito, fine a se stesso. A noi però manca tanto la mordente cattiveria di Billy Wilder come il parossismo iperrealistico di Frank Capra. E per una volta, ci piace essere nostalgici: altri tempi, altre famiglie, altre case!

© 2006 reVision, Francesco Puma