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Baci e Abbracci1h 42'Regia: Paolo Virzì Mario (il comico televisivo Francesco Paolantoni), un uomo gentile, distinto e un po' svanito,
dopo aver tentato invano di suicidarsi, approda, a causa di un equivoco, in un casale di campagna adibito ad allevamento di
struzzi da un gruppo di ex-operai. Qui l'uomo si trova ad essere servito, vezzeggiato ed amato come mai prima in vita sua, ma
poi scopre che tale attenzione nei suoi confronti nasce dall'essere stato scambiato con l'assessore che avrebbe dovuto accordare
i finanziamenti ai novelli imprenditori. L'atmosfera nel casale si fa incandescente, ma è Natale e tutto può accadere...
Questa per sommi capi la trama di Baci e Abbracci, divertente e sottile commedia dal cuore poetico scritta e diretta
dal regista Paolo Virzì che, come già nei suoi precedenti lavori, si avvale della preziosa collaborazione dello sceneggiatore
Francesco Bruni.Il film non solo conferma il talento registico e narrativo del regista livornese, uno dei pochi nell'attuale panorama del cinema italiano capace di raccontare la realtà nostrana con levità e conferirle quel gusto dolce-amaro tipico delle belle commedie di un tempo, ma permette anche di apprezzare un inedito Francesco Paolantoni, bravissimo nei panni del "malincomico" e candido Mario. Straordinaria, non c'è nemmeno bisogno di dirlo, l'attrice Paola Tiziana Cruciani. Stupefacenti gli attori "dilettanti" scovati da Virzì nel livornese: affascinante l'avvocato-skipper Massimo Gambacciani, deliziosamente oca, specie nei duetti con Paolantoni, la barista Isabella Cecchi, spumeggiante "l'attrice per hobby" Daniela Morozzi, tenero il veterinario Piero Gremigni, graziosa la studentessa Sara Mannucci, bravissimi in fine i piccoli Samuele Marzi e Rosanna Mazzi. Rivelazione confermata è invece Edoardo Gabriellini, scoperto da Virzì in occasione di Ovosodo, per il quale, grazie al suo viso pulito (non in questo film, dove si lava pochino), prevediamo un grande futuro. Appropriata la colonna sonora "in presa diretta" degli Snaporaz, gruppo musicale emergente di cui fa parte il fratello minore di Virzì, Carlo, e che nel film appaiono nella duplice veste di musicisti ed attori. Garbato, scanzonato, poetico e a tratti malinconico, Baci e Abbracci è un film che si muove tra la fiaba e la farsa, dipingendo con straordinaria efficacia luoghi e caratteri, sentimenti e solitudini, verità e bugie... Un sogno ad occhi aperti come solo il cinema, quello degno di tale nome, sa regalare. Incontro con Paolo Virzì - Signor Virzì, cos'è Baci e Abbracci?"Si tratta di una favola natalizia di sapore dickensiano, arricchita di elementi farseschi". - Come già i suoi precedenti film, Baci e Abbracci racconta storie di gente comune. Nostalgia del neorealismo o cos'altro? "Diciamo che è una questione di simpatia. I ceti popolari sono quelli che conosco meglio e quelli che, data anche la mia storia personale, sento di poter raccontare dal di dentro. Mi faceva inoltre un po' patire il fatto che il cinema, anche quando dietro la macchina da presa c'erano cineasti bravi ed impegnati, raccontasse le classi lavoratrici con una sorta di pietismo tragico e che venisse invece trascurata la capacità di sorridere che i ceti popolari posseggono anche nei momenti più difficili. Io che, come dicevo prima, ho sempre simpatizzato col mondo operaio, ho cercato dunque di raccontarne l'allegria nella tragedia". - Come era già accaduto per Ovosodo, ha voluto anche in questo film affidare la sua storia a non-attori. Come mai? Non ha fiducia negli attori di professione? "Non si tratta di mancanza di fiducia nei confronti degli attori di professione, quanto piuttosto di una difficoltà oggettiva di trovare attori rispondenti a quei personaggi cui io e Francesco Bruni diamo vita pescando nel nostro vissuto di livornesi. In quanto appartenenti ad un preciso contesto provinciale e sociale risulta infatti più facile per noi ricercare i nostri protagonisti vagando per quelle stesse strade che fanno parte delle storie che scriviamo". - Cosa le sembra del nuovo cinema italiano? "Nonostante da parte dei "commentatori" ci sia rispetto al nuovo cinema italiano un atteggiamento rivolto al pessimismo, alla delusione e una forte nostalgia per il cinema di Fellini, Visconti, Germi e via discorrendo... io mi ritengo ottimista sul futuro del nostro cinema, mi sembra infatti che in questi ultimi anni si sia messo in moto qualcosa di molto interessante... Il rimescolamento di generi e stili in atto nel panorama cinematografico attuale e la mancanza di una nouvelle vague di cineasti seguace di una poetica comune sono infatti a mio avviso il segnale di una crescita artistica del cinema italiano". - Cosa la soddisfa maggiormente di questo suo ultimo lavoro? "La fotografia. Credo di poter dire che dal punto di vista fotografico questo sia il miglior lavoro che mi sia capitato di fare". - Signor Virzì, in che direzione sta andando? "Per ora continuo a raccontare in maniera da ridere le cose drammatiche della vita. In futuro non nego che mi piacerebbe avventurarmi su altri territori, anche se secondo me condizione essenziale per raccontare bene una storia è conoscere da dentro il mondo che si narra. Siccome la vita mi incuriosisce, mi auguro di andare in giro per il mondo a fare il testimone del dolore del vivere in un modo per quanto mi riguarda leggero, ironico, anche perché mi piace pensare una cosa: che i film che faccio aiutino a rendere più accettabile una vita caotica e disordinata". - Ha sempre sognato di fare il regista o aveva altri progetti da ragazzo? "Da ragazzino volevo fare il romanziere. Mi è sempre piaciuta la narrativa, come ho sempre amato raccontare storie e farmele raccontare, ma fare il romanziere significava starsene da solo ed io ho bisogno di stare in compagnia e visto che il cinema è un lavoro collettivo oltre che creativo... eccomi qua a fare il regista". - Se qualcuno le predicesse un futuro lontano dal cinema... "Non sono uno che è ammalato della macchina da presa, potrei vivere la mia vita anche facendo altro senza per questo subire traumi". © 1999 reVision, Maria Stella Taccone |
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