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8mm Delitto A Luci Rosse8mm. - 2h 03'Regia: Joel Schumacher Nicolas Cage è un investigatore che piacerebbe a Dashiell Hammett, tanto somiglia a Sam Spade,
il celebre occhio privato portato sullo schermo da Humphrey Bogart. La V pronunciata del mento, il naso aquilino, l’ampia
stempiatura paiono materializzarsi dalle pagine de Il Mistero Del Falco; ma è una magia che dura pochi minuti, evidentemente
il regista di 8mm Joel Schumacher deve aver fatto un altro genere di letture, dal momento che preferisce barattare la
naturale disposizione di Cage al genere noir con una maschera da angelo sterminatore francamente inappropriata. Dunque questa
mezza tacca di detective, assoldato chissà come da una vecchia vedova ricchissima, ha per le mani un caso che, per le regole
di genere, è (al minimo) mal costruito: deve raccogliere informazioni sulla vittima di uno snuff-movie che la signora ha rinvenuto
nella cassaforte del marito defunto. Per chi non lo sapesse, lo snuff-movie è (secondo le leggende metropolitane) un filmato
che contiene la scena di un efferato omicidio, presumibilmente reale. Lo snuff, in quanto frontiera estrema del cinema verità,
non è altro che un concetto; 8mm, che del filmato in questione mostra dei brani, cade nell’errore madornale di esibire
l’inguardabile. Non si può filmare un concetto puro, né farne la merce facile di un thriller privo di nerbo; soprattutto se
l’azione poi scorre nei binari della consuetudine, attenendosi allo schema classico: Viaggio/Separazione (Cage si muove sulle
tracce della ragazza ripresa nello snuff, separandosi dalla famiglia), Obbligo (il senso profondo del dovere che lega il detective
all’indagine), Inganno (il cammino è disseminato di trappole), Prova (scontro finale con gli antagonisti), Rimozione (della
mancanza iniziale di giustizia e di verità) e dunque Reintegrazione (rispetto alla situazione di partenza), infine Ritorno (a
casa, dalla moglie e dalla figlioletta) con annessa Celebrazione (il personaggio, a suo modo, ha riportato una vittoria professionale,
migliorando la propria posizione nella scala sociale, e una vittoria morale, che gli viene assegnata dal biglietto di ringraziamento
della madre della vittima).
Il racconto per immagini non avvince mai, le sequenze dinamiche sono rare e inerti, la violenza che i personaggi esercitano è gratuita perché non innescata da un’istanza narrativa plausibile. Per Joel Schumacher è tempo di bilanci: Un Giorno Di Ordinaria Follia, Il Momento Di Uccidere, 8mm derivano dall’idolatria dei Peckinpah, dei Friedkin, dei Frankenheimer, dalla condivisione di un’ideologia comune. Cane Di Paglia e Il Braccio Violento Della Legge conservano però il pregio dei capolavori, mentre il cinema di Schumacher è particolarmente povero di soluzioni, sorretto da un mestiere che può forse consentirgli di gestire set faraonici come quelli di Batman Forever, non di elaborare una poetica credibile. © 1999 reVision, Luca Bandirali
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