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3001h 57'
Regia: Zack Snyder Quando alcuni anni fa la leva militare obbligava molti giovani di qualunque
paese a trascorrere un anno (o più) al servizio della nazione, erano irrisi gli
inni patriottici ridotti ormai a vetuste corbellerie di risorgimentale memoria (stavamo
meglio quando stavamo peggio...). Tutti gli Stati, come ci insegna il diritto
pubblico, hanno il titolo della territorialità e, sui confini, lo sappiamo
bene, sono scoppiate le più terribili guerre. Il confine, vale a dire il vicino
la cui erba è sempre più verde, o l’inquilino della porta accanto capace di
offese irripetibili. Per non procedere con ulteriori digressioni, diciamo
subito che 300 è un film didattico. Sull’educazione delle nuove
generazioni. C’è un canale diretto, più o meno consapevole, tra la sorgente del
messaggio e i riceventi che sono sedotti da un certo tipo di comunicazione. In
questo caso è la contiguità con il fumetto di Frank Miller o l’animazione
digitale del disegno, che può vantare ogni tipo di applicazione sui vari media,
compreso il cinema. Così come Silent Hill (il film) è soprattutto
territorio contiguo al videogame, 300 è "superficie" del fumetto che si
duplica sul grande schermo. Questa multimedialità delle forme narrative contemporanee
naturalmente è l’affare del secolo, così come ha già sperimentato l’industria
del gadget tipo Disney e Co. Qualcuno potrebbe anche affermare che essendo il
cinema ormai alla frutta, non essendo più autoreferente, deve attirare il suo
pubblico strappandolo alle altre forme di espressione (più o meno artistica). Per quanto riguarda il contenuto ideologico, c'è da piangere, perché c’è un triste ritorno vergognoso ai ritornelli dei peggiori regimi. Sparta era il governo militarista per antonomasia, quindi inutile illudersi sulla nauseabonda esaltazione del martirio, gloria bellica che campeggia perfino nel sottotitolo: "preparatevi alla gloria" (che può essere letto in vari modi: preparatevi allo spettacolo, ma anche preparatevi, vale a dire allenatevi per la gloria) Per specificare il contenuto è bastato appuntarsi qualche frase pronunciata dai
protagonisti del film: "la libertà non viene regalata, la libertà esige il
tributo di sangue"; "nessuna pietà, niente prigionieri"; "facciamo quello per
cui siamo nati e cresciuti"; "gli spartani non si arrendono e ritirano mai";
"non rimpiango che mio figlio abbia dato la vita per la nazione"; "inviare
l’armata per la speranza"; "dobbiamo inviare soldati"; "è un onore morire al
tuo fianco"; "ricorda perché siamo morti"; "hanno dato la vita per la speranza
di questa nazione"; "lì davanti i barbari si raccolgono"; "riscattiamo il mondo
dalla tirannia". Sono tutti validi contenuti per crescere le nuove generazioni.
Far sì che percepiscano come un onore andare in guerra, crescere ed essere
educati per la guerra che si combatterà. L’inizio del film è esemplare, è un
corso di educazione alla sopravvivenza, che ricorda un po’ Rambo.Perché 300 può affascinare i più giovani? Perché fornisce una completa chiave di lettura del mondo, sui valori più stimabili, su quali passi deve compiere un giovane uomo ed anche una donna (non a caso rappresentata da un personaggio significativo per la sua energia come la regina Gorgo) per crescere e combattere, contro il nemico di turno (effeminato e corrotto come il re persiano Serse) secondo il volere e le istruzioni dei sovrani illuminati come Leonida. Tutta questa abiezione "contenutistica" coincide con un livello di rappresentazione altisonante. Il fatto che la postproduzione sia durata molto più delle riprese indica l’esigenza grafica di un iperrealismo capace di veicolare quei contenuti. Anche se gli attori hanno lavorato in palestra per gonfiare i muscoli, il novantanove per cento dell’adrenalina muscolare dipende dagli effetti speciali, come pure le riprese fantastiche che costruiscono una battaglia molto più irreale, per fortuna. Il design formale insomma ci riporta, ma soltanto con lo sforzo dello spettatore più colto, alla replicazione di un’epica omerica. Un ritorno, o meglio, una ripetizione dell’immaginario che politicamente non può farci piacere. Perché, come dicevano Adorno e Horkheimer "il divieto dell’immaginazione teoretica apre la strada alla follia politica", la follia della forza militare, dello spargimento di sangue, del massacro necessario, per la risoluzione dei conflitti storici. © 2007 reVision, Andrea Caramanna |
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