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2 Fast 2 Furious

1h 47'

Regia: John Singleton



John Singleton questa volta sceglie una "centralità" visiva che potrebbe facilmente essere scambiata per mancanza di stile. Bisogna concentrarsi soprattutto sul ritmo per capire che 2 Fast 2 Furious si vede senza un solo momento di noia, eppure è pieno, trito di stereotipi dell’action movie muscolare negli ultimi trent’anni di storia del cinema. In qualche modo Singleton concilia l’ordine del supersguardo, della mdp che arriva ovunque attraverso le innumerevoli protesi tecnologiche (qui si usa un poco il GPS), come aveva fatto Tony Scott in Nemico Pubblico, con la coppia affiatata di Arma Letale (Gibson più Glover), riduce inoltre la violenza meno esplosiva di un qualunque Die Hard a quella innocua di un’altra coppia celebre, italiana, che preferiva set come Miami (e siamo proprio a Miami con 2 Fast 2 Furious): Bud Spencer e Terence Hill. Si perde, rispetto al primo Fast quell’ansia iperattiva-tecnologica-sensoriale nella percezione-fusione con i motori (lì realmente protesi organo-meccaniche). Le performance delle auto da corsa sono molto meno tese (a livello visivo per il minor numero di shot), e gli inseguimenti sono rappresentati con sufficiente suspense, che si concentra sulla velocità (tradizionale) delle vetture piuttosto che quella delle inquadrature. Rob Cohen, regista del primo Fast And Furious, sente molto la dimensione thriller dell’esasperazione performante dei corpi umani e non (diceva bene Marco Marinelli: "in Fast And Furious esiste uno sforzo considerevole inteso a modificare i confini dell'umano"; Singleton al contrario si diverte a rendere cristallina la storia con tutti i suoi luoghi comuni e personaggi tipo raccordando le scene in maniera efficacissima, ma senza mai affidarsi a inquadrature particolari o a sequenze parossistiche (solo altamente spettacolare la macchina che precipita sullo yacht). Per esempio mancano le sovraeccitate stroboscopiche visioni degli ingranaggi delle turbine così fondamentali nel film di Cohen. Molto più impressivo è il primo incontro tra Walker e Tyrese, approccio che finisce in una classica scazzottata tra vecchi compagni.

2 Fast 2 Furious per la sua eccezionale chiarezza non tende mai ad esagerare il senso specifico di una scena, almeno verso caratteristiche di altri generi horror ecc., così le contaminazioni sembrano del tutto scongiurate. Potremmo prendere come esempio la sequenza in cui il boss decide di torturare un agente di polizia suo complice, che rifiuta di fargli l’ennesimo favore. Il grosso topo capace di rosicchiare la pancia dell’uomo potrebbe essere lo spunto per una scena truculenta, ma l’orrore è attenuato. C’è indubbiamente anche una modesta celebrazione del politically correct o se vogliamo di un’ideale di Giustizia che trionfa. Come il suddetto agente che rifiuta di tradire i suoi compiti oppure l’"onestà" dei due protagonisti che restituiscono quasi per intero il bottino. Una serie di indicazioni che non ci sorprendono, lasciano lo spettatore inerte, in uno stato di beata distrazione lontana dal pensiero organizzato, magari di fronte ad una sostanziosa porzione di popcorn. Ma il cinema è anche questo... flusso che distoglie dalle immagini coscienti, per agire solo a livello sensoriale. Certe volte può anche bastare.

© 2003 reVision, Andrea Caramanna