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28 Settimane Dopo28 Weeks Later - 1h 41'
Regia: Juan Carlos Fresnadillo Dalla parte dell'incubo che non ha bisogno di sceneggiatura. Ed in più, come sequel,
28 Settimane Dopo, può iniziare subito, in presa diretta, sull'orrore meno sopportabile: esser in trappola, confinati
in un interno arrangiato come un bunker postatomico, per la difesa contro l'assalto del germe. Il "dopo" è già "adesso". E
l'"adesso" è ormai il "sempre". Ovvero l'annullamento di una storia, dell'inizio e la fine. Per questo abbiamo un'indicazione
di durata: "ventotto giorni dopo" e "ventotto settimane dopo". Tanto per avere residuali punti di riferimento. Prima e dopo
però è sempre lo stesso. La vacuità di una presenza è costante. La voglia di esserci nel luogo senza tempo, Londra, è il desiderio
di non mollare, di mostrare che, grazie all'esercito, americano (il più potente del mondo...), è tutto sotto controllo, è
possibile iniziare il ripopolamento della zona infetta.Ed invece il morbo insaziabile non solo è ancora presente fra noi, ma ha la forza del contagio, della diffusione repentina che causa immediatamente la perdita di controllo. 28 Settimane Dopo è dunque l'abdicazione alle forze residue di comprensione della complessità del nostro mondo. E soprattutto dell'incapacità sostanziale di ogni controllo. La bellezza del film consiste nel mostrare con ferocia e crudeltà l'"out of control" del mondo contemporaneo, l'impossibilità di reazione degli eserciti. Ed è molto indicativa a proposito la scena in cui i militari sono obbligati a sparare su chiunque si muova, laddove non è più possibile alcuna distinzione tra sani ed infetti. Una conseguenza inevitabile del nostro sistema? E chi sono i sani e chi gli infetti? 28 Settimane Dopo sembra fregarsene anche dello script, che non è in difficoltà, perché, da quanto abbiamo visto, è capace di dire benissimo quello che è ormai evidente: Londra e qualunque altra città non si possono controllare e non si può regolamentare la presenza di uomini e donne. Dicevamo, se ne frega dello script, perché Fresnadillo ha il piacere di girare con eccitazione le sequenze più emozionanti, come la prima, dove si percepisce appieno il senso dell'esser braccati, di correre a perdifiato, abbandonando alle spalle chiunque, perfino la propria moglie. 28 Settimane Dopo è un horror terminale post-apocalittico, in uno spazio già deflagrato come 1997: Fuga da New York. Sono territori in cui si può ritornare solo per constatare la disfatta, per ricordarsi della sconfitta dell'umanità. Per questo il dittico di Boyle/Fresnadillo è del tutto simile a quello di Carpenter che va da New York a Los Angeles. Una sorta di versione europea, tanto più che il finale va proprio oltremanica, verso un'altra metropoli del vecchio mondo... La velocità è la cifra stilistica più impressionante del film. Ma è una velocità realizzata spesso senza effetti come nella
prima sequenza citata. Altrove la velocità è un segno perturbante, dell'approssimarsi delle creature infette, oppure dell'agitazione
per sfuggire o per cercare una difesa sparando all'impazzata. La devastazione del fuoco "militare" sembra soltanto solleticare
quei mostri riflesso di noi stessi. Ucciderli serve a poco o meglio, alla fine riusciranno sempre a travolgerci, come nei migliori
immaginari dei film con "zombies", anche se qui si tratta "solo" di esseri colpiti dal virus, ma che si sono trasformati
immediatamente in altro, come dimostra la metamorfosi spaventosa di Robert Carlyle.
Certo, rispetto a tanti topoi rispettati, pensiamo che la forza di questo film consiste nell'atto stesso di oltrepassarli filmando
direttamente il limite della scena. Per cui 28 Settimane Dopo è un film già scritto, già attraversato e percorso, che
attende solo la successiva ipotesi fantascientifica. Che non è solo il movimento di perpetuazione, dunque il serial, ma soprattutto
l'evanescenza della Storia, filmata nella sua spettrale invisibilità, fatta di corpi in mutazione continua. È davvero questa
l'essenza di ogni storia.
© 2007 reVision, Andrea Caramanna |
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