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24 OreTrapped - 1h 45'
Regia: Luis Mandoki Le premesse assomigliano a quelle di tanti thriller: la famiglia unita, l’unione che viene spezzata da un evento traumatico - il
rapimento della figlia della coppia - il tentativo da parte della coppia di ritrovare l’ordine perduto. Qualcosa però non quadra. 24 Ore, infatti, è un thriller dove conta soprattutto la capacità di giocare contro il proprio ruolo, di presentare aspetti in ombra della propria personalità. La coppia di rapitori diventa così il catalizzatore di tensioni latenti, che metteranno in crisi - sia pure solo provvisoriamente - gli equilibri interni alla coppia, dove affiora un vissuto che permette alle scene in cui l’attenzione dei rapitori sembra privilegiare la rottura della normalità borghese di portare con sè una tensione anche erotica che mai ci saremmo aspettati da un prodotto apparentemente un po’ di routine. Ma quello che è più interessante notare sono le risorse che la coppia mette in campo per rovesciare a proprio vantaggio un equilibrio che sembra compromesso a favore dei rapitori, risorse intese a trovare dentro di sé un equilibrio nuovo, a sfruttare abilità, intese soprattutto in senso psicologico, che estendono la percezione della propria personalità. Questo porta naturalmente a fondare la tensione di 24 Ore su un versante meno prevedibile, tanto è vero che le domande che dobbiamo porci non sono più quelle classiche del thriller, "che cosa è necessario fare per", ma "chi è in grado di fare cosa". I personaggi sono cioè esseri mutanti, che non si fanno imprigionare in una definizione univoca di sé e giocano a rilanciare la tensione nella direzione di un io multiplo, destinato ad incastrare l’avversario in un rete inestricabile di opzioni di discorso. Peccato però per il finale, che rompe un incantesimo che è anche e soprattutto perdita di sé, rifrazione della propria personalità in specchi illusori, liberando il film da una tensione quasi insostenibile e riconducendo l’interesse dello spettatore nei rapporti dichiarati, manifesti di un action thriller come tanti, dove conta la capacità di prevalere sull’avversario mettendo in campo abilità che non pretendono l’invenzione di nuove strategie, l’estensione della propria personalità su un terreno di gioco che non è già dato una volta per tutte e prevede mosse a sorpresa, destinate a far trovare nuove coordinate psicologiche di riferimento. © 2003 reVision, Marco Marinelli |
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