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2046

2h 09'

Regia: Wong Kar-wai



Wong Kar-wai sta tentando in modo palese di conciliare il corpo tradizionale con quello tecnologico. La serialità dei vissuti ha una aderenza perturbante con il percorso nel tempo. Sono i momenti "spezzati" dell'esperienza individuale a riaffiorare sotto forma di storie flash. Le icone corporee cercano l'eternità della loro bellezza, per questo il contrasto stridente tra presente e passato diventa la materia riflessiva di questi "angeli perduti". E di conseguenza la data del titolo, la periodizzazione che sintetizza il viaggio in cui a ritroso rivediamo il movimento della Storia, proteso verso un luogo pienamente artificiale. Anzi di più. Un non luogo, il 2046, che proviene da uno spazio, la stanza di un albergo, dove uomini e donne si sono scambiati effusioni amorose. La coppia ancora umana degli anni sessanta, prima di quella tecnologica, ibrida e virtuale del 2046. Anche lo scrittore Chow preferisce parlare di corpo, romanzi erotici, pornografici, perché le fantasie narrative sono ancor di più vincolate alla produzione dei fluidi organici desideranti. Qui andiamo verso la seconda prospettiva del cinema di Wong Kar-wai. Quella sintetizzata benissimo nell'episodio in Eros, "La Mano". Brano filmico assolutamente risucchiato da una ipotesi esclusiva: la semplice porzione del corpo, come possibile deriva significativa, o meglio, punto di partenza imprescindibile. In "La Mano" l'eros è condensato in semplici movimenti, irrisori passaggi, strofinamenti tra pieghe cutanee e tessuti, luminescenze di seta, risonanze cromatiche della carnagione.
L'erotismo di Wong Kar-wai è sempre più una questione di pose e tempi di esposizione lunghissimi, di ombre e nebbie, di respiri allungati, di sospiri tenebrosi, e quindi di volti perduti nella fantasia mnestica, nella sospensione sognante di un vissuto pregnante, di sentimenti intensi per i quali si fantastica la perpetuazione nel tempo, quella che si può evincere in modo del tutto naturale, tra continuazione/confusione, alternanza tra le ultime opere filmiche In the Mood for Love/2046/La Mano.

2046 è uno dei più sensuali meccanismi di progettazione fantastica del corpo nello spazio e nel tempo. Pochi cineasti contemporanei riescono a sospendere i corpi solo nella percezione di uno spazio tempo fratto, sempre aperto nel suo inesplicabile mistero. I personaggi vivono questa intensità del momento in cui sono chiamati, attratti dalla scena, e i loro movimenti sono sempre di attesa, stupore, per ritrovarsi sempre così gettati profondamente nei gorghi vitali. Da questo aspetto discende la paradossale limpidezza del torbido sentimento melodrammatico. Che è un'emozione di sensibilità pervicace ed attaccamento al regime dei sensi. Wong Kar-wai prospetta un futuro ancor più perduto nell'oblìo dei sensi, proiettati verso un territorio dell'Utopia esistenziale. Il 2046 come luogo utopico coincide in maniera inquietante nell'estremo contatto con le protesi artificiali e con gli apparati demoniaci della virtualità. Ci si sente riflessi infiniti di opzioni vaganti, come un flusso perduto nello spazio tempo infinito. Il senso di prigionia, di schiavitù, è ancora più forte, i sentimenti, come nelle impossibilità rohmeriane, continuano a sovrapporsi tra corpi e non corpi, a non incontrarsi, per proseguire indomabili nella corsa del treno verso un altrove sempre più effimero.

© 2004 reVision, Andrea Caramanna