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Blues Brothers - Il Mito ContinuaBlues Brothers 2000 - 2h 03' Look total black, fatta eccezione per camicia e calzini, gli uomini in nero, quelli veri,
son tornati... Parliamo dei Blues Brothers che dopo diciotto anni ritornano sul grande schermo per una nuova avventura in
musica, Blues Brothers - Il Mito Continua, diretti anche questa volta dall'amico John Landis (Animal House, Un
Lupo Mannaro Americano A Londra, Una Poltrona Per Due).
Da allora molte cose sono cambiate: John Belushi, alias Jake, è morto, la Band, almeno nella finzione, si è sciolta e il blues
è stato accantonato dai giovani a favore del rap e della musica techno.
Questo è quanto scopre Elwood (Dan Aykroyd) uscendo dal penitenziario nel quale è rimasto per diciotto lunghi anni.
Alla ricerca di una nuova ragione di vita, l'uomo si reca per un consiglio dalla sua ex insegnante, Suor Maria Stimmata
(l'indimenticabile Kathleen Freeman), che, dopo avergli raccomandato di tenersi lontano dai guai, lo invita a lasciarsi
indicare il cammino dal Signore. Riuscirà il superstite "fratello blues" a riprendere la retta via? Pare proprio di no.Infatti, nonostante la suora per responsabilizzarlo gli abbia affidato un ragazzino di dieci anni, il vivace Buster (J. Evan Bonifant), la prima cosa che Elwood fa è quella di recarsi col piccolo in un locale di spogliarelli. Qui Elwood incontra un barista appassionato di blues, Mac Mc Teer (John Goodman), e capisce, tornando con questi a calcare il palcoscenico, che la sua missione è quella di rimettere insieme la vecchia band. Così Elwood, il piccolo Buster e il barista, ribattezzato per la sua mole Macigno Mac, iniziano il loro viaggio alla ricerca dei componenti della band. A bordo di una vecchia Ford della polizia, i tre si spostano da una concessionaria auto ad una società di pompe funebri, raccattando ora uno ora l'altro membro della band. La ricerca è infarcita di esilaranti numeri musicali (irresistibili quello di Aretha Franklin che intona una nuova versione di "Respect" con le Ridgeway Sisters in un trionfo di tailleurs chanel e quello di canto e ballo eseguito da uno stuolo di casalinghe che, con tanto di bigodini e ferri da calza, fanno le telefoniste part-time presso una linea erotica), decisamente troppi per i nostri gusti: man mano che il film procede finiscono infatti col fagocitare la già labile trama, rendendo Blues Brothers - Il Mito Continua piuttosto lento e tedioso. Nemmeno le gag, le invenzioni e l'impiego di suggestivi effetti speciali riescono a risollevare il tono del film che, pur avvalendosi di ottime performance canore e della presenza di star della "black music" di ieri e di oggi, non riesce a ricreare l'emozione del primo film. Forse manca l'effetto sorpresa, forse tutto è troppo studiato a tavolino o forse sono semplicemente cambiati i tempi e le aspettative, fatto sta che Blues Brothers - Il Mito Continua non ingrana se non quando si chiudono gli occhi e ci si limita ad ascoltare. Incontro con Dan Aykroyd Dan Aykroyd, il quarantaseienne attore canadese che con John Belushi ha dato vita a metà degli anni '70 al magico duo in black
che ha fatto innamorare del blues e del soul un'intera generazione, torna a vestire i panni di Elwood Blues nel film Blues
Brothers - Il Mito Continua da lui scritto e prodotto insieme all'amico John Landis, regista della pellicola, con l'intento
di risvegliare nelle nuove generazioni l'ormai sopito interesse per il rhythm and blues.Come ha affrontato Aykroyd questa nuova avventura? Ce lo siamo fatti raccontare proprio da lui... - Mr. Aykroyd, cosa ha provato nel reindossare a diciotto anni di distanza i panni di Elwood Blues? "Da principio fame, perché per rientrare nei panni di Elwood ho dovuto sottopormi ad una ferrea dieta. Sapete, il fisico non era più quello di una volta! Il sacrificio iniziale ha però presto lasciato il posto a una profonda emozione dovuta non solo al fatto di reindossare la divisa dei Blues Brothers ma anche dal rivedere esibirsi con lo stesso entusiasmo di un tempo Aretha Franklin, James Brown, B.B. King e tutte le star musicali che componevano e compongono il cast del film". - Manca però all'appello Ray Charles. Come mai il cantante non ha preso parte al progetto? "Credo che Ray avrebbe preso parte volentieri a questa nuova avventura dei Blues Brothers se gliene fosse giunta notizia, ma non siamo nemmeno riusciti ad entrare in contatto con i suoi legali". - Inizialmente sembrava dovesse essere Jim Belushi ad affiancarla in questo nuovo capitolo della storia dei Blues Brothers. Cosa è accaduto? "Effettivamente Jimmy doveva prendere parte al film. Io e John (n.d.r.: Landis) avevamo scritto apposta per lui il ruolo di Cabel, poi interpretato da Joe Morton, ma Jim era allora impegnato in un programma televisivo e così non se ne è fatto nulla". - Cosa le ha fatto scegliere John Goodman come nuovo partner? "Sia io che Jimmy Belushi quando, qualche anno fa, abbiamo ripreso a suonare con la Band abbiamo sentito l'esigenza di avere un nuovo compagno e John Goodman ci è sembrato perfetto. Non solo infatti aveva energia e presenza scenica, ma era anche un ottimo vocalist". - Questi Blues Brothers nel loro modo di agire sembrano molto più "politically correct" del duo del primo film... "Credete? A me non sembra proprio... E' vero, non fumano, violano però le leggi della strada, portano un minore in un locale di strip-tease,... insomma mi sembra che in fondo siano rimasti quelli di un tempo". - Il finale è aperto. Dobbiamo dunque pensare che la storia di Elwood e la sua Band avrà un ulteriore seguito? "Forse, tutto dipende dal risultato che il film avrà in Europa". - Il risultato europeo è così determinante, perché il film non ha avuto in patria il successo sperato? "Pur entrando a far parte nel primo week-end di programmazione della cinquina di film più visti, il film non ha ricevuto in America l'accoglienza che speravamo. Non posso dire che il film sia andato male negli Stati Uniti, ha infatti incassato 13 milioni di dollari, ma non posso certo negare di esser rimasto un po' deluso dai risultati. Non bisogna tuttavia trascurare che la pellicola è uscita in condizioni sfavorevoli: non solo infatti si è trovata a fare i conti con Titanic e la dilagante mania per Leonardo Di Caprio, ma ha anche dovuto contrastare l'opposizione del bel tempo, l'interesse per i Giochi Olimpici ed un numero considerevole di pellicole di forte richiamo". - In base a cosa decide di prendere parte o meno ad un film? "Essenzialmente in base alla sceneggiatura, al regista e ai compagni di lavoro. Se queste tre componenti mi soddisfano accetto, a prescindere dall'importanza del ruolo e dal budget del film". - Ci risulta che lei è spesso ospite di "Psi Factor", un programma televisivo che si occupa di paranormale. E' dunque un "ghostbuster" anche nella vita? "In un certo senso sì. E' infatti una tradizione della mia famiglia interessarsi ai fenomeni soprannaturali e paranormali". - E' vero che ha chiesto di incontrare il Papa? "No. Però se fosse lui ad invitarmi, sarei lieto di incontrarlo anche se fosse solo per chiedermi di portargli da basso la spazzatura". - Si ritiene un cattolico? "Sì, anche se non sono uno che ogni domenica va alla funzione. Credo in un essere supremo che mi piace definire Ingegnere Cosmico. Insomma sono un cattolico, ma non in maniera 'radicale'". - Ci tolga una curiosità, è possibile parcheggiare alla maniera di Elwood o c'è sotto qualche effetto speciale? "Nessun effetto speciale, è tutta una questione di piede. Non è poi così complicato... se volete, vi insegno come si fa". © 1998 reVision, Maria Stella Taccone |
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