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Il 13° Guerriero

The 13th Warrior - 1h 42'

Regia: John McTiernan



Un Borges agli esordi ne fa un divertito dileggio: "Una delle più fredde aberrazioni che registrino le storie letterarie" scrive a proposito delle "Kenningar", le formule enigmatiche della poesia epica nordica. La guerra diventa "tempesta di spade", i cadaveri sul campo sono "alimento di corvi", e via dicendo. Questa letteratura non manca di sedurre ancor oggi, e lo sa bene quel furbacchione di Crichton che ha scritto un romanzo intitolato "Mangiatori di morte": non è anche questa una "kenningar"? Il pregio di questo immaginario sta forse nella possibilità di visualizzare potenti riti collettivi; la cultura popolare si è spesso nutrita di queste favole terrificanti con risultati anche interessanti (il Conan di John Milius, i testi dei Led Zeppelin).

Il 13° Guerriero, che è trasposizione cinematografica del romanzo di Crichton, tende alla farsa involontaria: lunghe chiome pettinate per i vichinghi (probabilmente assoldati nel giro dei gruppi heavy metal svedesi), preghiere ad Odino e prove di forza tutte da ridere. Il brutto è che manca pure l'antidoto dell'ironia, al veleno di queste tetre leggende. In un film di Woody Allen si diceva: "Ogni volta che ascolto Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia"; ed era la musica di Wagner! Figuriamoci allora se non sia appropriato, per il film in questione come per le Kenningar, il dileggio.

Un cenno a parte s'impone per coloro che Il 13° Guerriero hanno fortemente voluto: John McTiernan, regista poco adatto ad atmosfere solenni e messe in scena ambiziose (in realtà poco adatto a qualunque cosa non somigli ad un inseguimento con sparatoria, ed anche lì, diciamolo, non è Friedkin...); Antonio Banderas, star europea dalla carriera hollywoodiana francamente indecifrabile.
Per il primo, questo film rappresenta un fallimento creativo senza scusanti, nonché (visto Gioco A Due) senza appelli. Se è vero, come si legge da qualche parte, che Il 13° Guerriero ha un carattere omogeneo di rude immediatezza, bisogna aggiungere che Mc Tiernan affronta le sequenze dinamiche con poca tensione, mostrando il meno possibile e annegando il corpo a corpo in un bagno d'ombra. Il montaggio poi taglia uno dei motivi secondari, quello sentimentale, relegandolo al livello delle allusioni; ma allora sarebbe stato meglio eliminarlo del tutto, e presentare una vicenda eroica senza appendici rosa. Quanto a Banderas, i suoi primi piani dominano la pellicola dall'inizio alla fine, e ciò non dispiacerà alle sue fans; per tutti gli altri resta l'attore dei buoni film di Almodovar.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





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