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11 Settembre 2001

11'09''01 - September 11 - 2h 15'

Regia: Youssef Chahine, Amos Gitai, Shohei Imamura, Alejandro Gonzalez Inarritu, Claude Lelouch, Ken Loach, Samirah Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Sean Penn, Danis Tanovic



"Noi di Emergency crediamo che l'attentato al World Trade Center sia stato un terribile atto di terrorismo. Crediamo anche che le bombe sui villaggi afgani siano state un atto di terrorismo. Crediamo anche che l'embargo che ha ucciso un milione, un milione di cittadini iracheni in dieci anni sia un atto di terrorismo. Tutti sono atti di terrorismo."
Gino Strada, 14 settembre 2002, piazza S. Giovanni - Roma


Undici minuti (11), nove secondi (settembre) e un fotogramma ('01).
Undici registi di culture e religioni diverse - e lasciamo stare se non troviamo nessun italiano; se per questo non ci sono nemmeno portoghesi, spagnoli, belgi, ecc.
Undici cortometraggi uniti in un lungo che non vuole essere una celebrazione, piuttosto la testimonianza che qualcosa di grande è avvenuto, un qualcosa che bisogna estendere nel suo significato per varcare i limiti dell'evento in sé e oltre gli Stati Uniti. Parliamo di storia recente, recentissima e sicuramente il cinema non poteva vedere senza fare, ascoltare senza dire, mettere insieme alcune delle sue migliori risorse per introdursi in un dibattito che ha dato il meglio e il peggio di sé, come accade troppo spesso in questi casi. Politicamente scorretto, 11 Settembre 2001 come dicevo non celebra, non mummifica l'evento tragico quale ulteriore momento mediatico (i corpi che si gettano dalle torri come purtroppo accade nell'inefficace contributo di Inarritu), non intende aggiungersi al coro di un dolore strumentalizzato, pornografizzato, quasi annullato come il ground zero sorto con la scomparsa delle mitiche torri, da subito motivo di altro strazio, di altre carneficine per assetare i guerrafondai dal colletto bianco e con il cuore in qualche pozzo petrolifero.

Inizierei scusandomi per non citare ogni contributo di questi undici registi, tutti di grande livello, ma ne scelgo solo tre e per tre motivi - per continuare il gioco dei numeri.
1) Quelli che seguono sono i corti a mio avviso più interessanti, meglio riusciti, compiuti nella loro perfetta brevità; 2) hanno il pregio di non girare intorno alla questione; 3) pongono storie diverse in un equilibrio giusto tra riflessione, emozione ed esternazione esplicita della propria idea riguardo quell'11 settembre.

Quindi, 11 settembre? Ken Loach ne racconta uno dimenticato - incredibilmente anch'esso un martedì ma del 1973, guarda il caso, la storia, la cabala, fate voi. In quel giorno in Cile il governo di centrosinistra democraticamente eletto di Allende è deposto dal golpe di Pinochet grazie all'appoggio della CIA. Secco e diretto pugno allo stomaco ai tanti "perché proprio noi", rigoroso, emozionante, in cui la solidarietà del singolo colpito da eventi più grandi e forti di lui è destinata ad un suo simile, di qualsiasi nazionalità sia tanto e in ogni modo è di una "nazione" altra, tramite una lettera che unifica le vittime di allora a quelle di oggi.
Sean Penn esprime i suoi sentimenti da statunitense verso quel mattino raccontando un miracolo, quello cui assiste un vedovo (Ernest Borgnine) che vive di fronte al WTC, quando al crollo di una delle torri una luce intensa fa sbocciare improvvisamente un mazzo di rose. Racconto surreale di grande semplicità che coniuga il dolore alla rinascita, il caos alla "luce".
Che ci siano vari modi per raccontare una tragedia, magari richiamando l'attenzione su altre e annose catastrofi, lo afferma Idrissa Ouedraogo. Il grande senso dell'ironia di questo maestro del cinema del Burkina Faso, trasforma la taglia di 25 milioni di dollari su Bin Laden - che un gruppo di bambini di un villaggio credono di scorgere tra la folla - in occasione per affrontare i problemi dell'AIDS, della malaria e della meningite, alcuni dei peggiori terroristi del nostro tempo.

Ecco quindi i film brevi meglio riusciti, quelli che hanno colto il vero senso di questa operazione senza incertezze, evidentemente consci che una riflessione chiara e diretta doveva essere fatta, realizzando storie che in vario modo percorrono una linearità assoluta per giungere ad altre storie direttamente o indirettamente legate alla prima. L'evento di per sé non è mai un'isola nella Storia, è frutto del percorso della politica estera di un Paese (Loach), è parte di un tutto che chiede di non essere dimenticato o peggio scavalcato secondo una scala di valori data dal potere, non ultimo quello dei mezzi d'informazione (Ouedraogo), è motivo di profonda riflessione e analisi di sé, delle proprie contraddizioni siano esse da ricercare in USA o altrove (Penn).

Difficile affrontare a caldo la tragedia del World Trade Center riuscendo a non mettere a rischio le sensibilità e le idee personali, mantenendo il controllo delle proprie scelte e del proprio stile. Ancora più difficile non tenere presente che le vittime sono sempre da rispettare, ovunque.
Sarebbe interessante, ora che il mondo occidentale sembra essersi accorto di essere in pericolo a causa di un nemico "canaglia", scendere dalla punta dell'iceberg e guardare più da vicino il resto, come alcuni di questi registi ci ricordano; purtroppo è chiaro che il risveglio o la eterna convinzione di molti non conti ancora abbastanza per quegli altri che, dritti in cima a quell'iceberg, stanno con la bandiera in mano e il fucile sulle spalle.

© 2002 reVision, Emanuela Liverani





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